lunedì 21 agosto 2017

CONTRO I DOGMI CHE INCATENANO LA MENTE, LA LUCE DELLA CONSAPEVOLEZZA




«Dopo il vergognoso, disumano, cruento, deprecabile, schifoso attentato a Barcellona, compiuto da ragazzi vuoti di tutto a infarciti di idee malsane da adulti che meriterebbero tutti la fine che ha fatto quel sedicente imam di Ripoll, adesso leggo che recentemente è stato sventato un attentato kamikaze su un aereo Etihad in partenza dal Libano con destinazione Australia, ordito da quattro fratelli libanesi-australiani che volevano colpire sia gli Emirati Arabi (Paese dell'Etihad) sia l'Australia, appunto, perché facenti parte della coalizione anti-Isis guidata dagli Stati Uniti contro gli estremisti, più che la paura (non ne ho per niente) sento montare sempre dentro di me rabbia e odio, - scrive Calogero R. - Lo so che sto cedendo all'emotività, ma sfido chiunque a rimanere passivo di fronte a gesti di tale gravità, che causano la morte o mettono in pericolo la vita di tante persone. Per giunta, leggo anche, come cosa ormai scontata, della penetrazione in Europa di questa ideologia fanatica e distruttiva per opera della dinastia Saud dell'Arabia Saudita, appunto, attraverso fiumi di denaro che arrivano per sponsorizzare nuove moschee e centri culturali (ma che cultura è, la loro?), che si moltiplicano a vista d'occhio, e dove, soprattutto, hanno terreno fertile le idee di distruzione dell'Occidente. Mi domando che cosa stiamo aspettando per reagire contro i nostri governi, visto che sono conniventi in quanto proprio all'Arabia Saudita vendono armamenti per milioni di dollari, in pratica permettendo a questa fazione islamica e ai fanatici, che sguinzagliano per tutta Europa e non solo, di conquistare i nostri Paesi e assoggettarli al jihad e alla sharia. Sapete che cosa vuol dire? Fanatismo estremo e morte tra le più orribili per chi non si adegua alle loro folli idee. Svegliamoci, prima che sia troppo tardi! Bisogna ammetterlo: ormai gli islamici rappresentano un problema per l'Europa. E non mi meraviglierei se d'ora in poi aumentasse in modo esponenziale un pericoloso atteggiamento di rigetto e di odio nei loro confronti. Molti si chiedono che senso ha volerli a tutti costi integrare qui da noi: è come voler coltivare sul Monte Bianco la pianta di argan che cresce presso le zone desertiche in Marocco. Chi mai ha avuto questa “pazza idea”. E perché? Un giorno la storia ce lo spiegherà. Ma temo che sarà troppo tardi».
Rispondendo a Calogero, evidentemente esprimendo anche il mio parere, in effetti mi trovo d'accordo sulla situazione di allarme che segnala. Si tratta di un altro sintomo della pericolosa, minacciosa e distruttiva inconsapevolezza umana che sta dilagandone mondo intero. Sulla religione islamica, dogmatica per eccellenza (anche se pure il cristianesimo non è affatto indenne dagli insegnamenti dogmatici), si sono innestati rami marci di fanatismo in cui il dogma, e non Allah, è il vero Dio. E così tanti giovani privi di valori, depressi, vuoti di tutto, disperati si lasciano manipolare da persone diaboliche (nel vero senso della parola, perché manovrate da satana) per compiere simili nefandezze. E poi dovremmo credere alle parole di parenti e pseudo imam delle loro moschee, che ogni volta ci raccontano che erano bravi ragazzi, che pregavano, studiavano, erano integrati, e che loro non si erano proprio accorti che erano cambiati. Sempre la stessa tiritera cui ormai non crediamo più. Parliamoci chiaro, gli islamici non possono integrarsi nella vita occidentale, aperta, proprio perché la loro religione si fonda su dogmi. Fanno riferimento a ciò che dice il Corano - lo affermano tranquillamente, in continuazione -  e magari non sanno neppure che cosa dice esattamente o lo interpretano a modo loro, all'eccesso, tuttavia da generazioni si tramandano questi dogmi che permeano la loro vita. Gli islamici sono, secondo il mio modestissimo e, molto probabilmente,
criticabilissimo parere, a uno stadio di adolescenza dell'umanità, a causa proprio dell'esistenza da questa rigida rete di dogmi che impedisce loro di evolvere verso la pienezza dell'autonomia. E non è tutto. Anche molti loro comportamenti sembrano indicare che sono fermi a uno stadio di età dell'umanità pre-adulta: basta vedere l'atteggiamento di sottomissione cui obbligano le loro donne e la loro esclusione dalle preghiere nelle moschee, riservate ai soli uomini. Come non sospettare in questo, e in altro, un complesso di Edipo non risolto diffuso globalmente, naturalmente a livello inconscio? E cioè la presenza di un “attaccamento omosessuale” inconscio alla figura del Padre, che fa sì che gli uomini siano sempre a contatto tra di loro, in molte occasioni anche molto ravvicinato, pur ripudiando e condannando severamente di fatto l'omosessualità a livello conscio, come ovvio meccanismo di difesa, anzi facendo fuori in modo cruento chi si macchia di questa “depravazione”. Mentre le donne devono offrirsi loro “pure” ovvero vergini (non già “usate”da un altro, cioè dal Padre), li devono servire devotamente quasi come fanno madri amorevoli di figli narcisisticamente desiderosi di un amore esclusivo. Devono andare in giro velate e coperte nei loro visi e nelle loro rotondità, rese asessuate e insignificanti per non suscitare l'eccitazione di altri uomini, e ancora una volta incombe l'ombra ossessionante della virilità minacciosa del Padre che potrebbe vendicarsi per la gara nel conquistare la Madre. Le donne, infine,  possono essere ripudiate e lapidate, se ree di adulterio, quindi se hanno osato infrangere quel patto d'amore totalizzante che è tipico del bambino nella fase edipica. Per finire, l'odio per l'uomo occidentale e quello che rappresenta, per la civiltà che ha saputo creare, ossia ancora una volta l'odio per il Padre, cioè l'uomo adulto, autonomo, che è riuscito a imporre la propria forza, ammirato dalle donne, realizzatore di uno di stile di vita aperto, democratico, in cui tutti hanno posto e voce. Ma ritenuto infedele perché si sottrae alla sua visione paranoide, al magma di sentimenti ambivalenti di cui è preda, tenuti a bada solo dai dogmi della religione che impongono una disciplina repressiva che si vorrebbe imporre anche a tutti gli altri uomini, per neutralizzarli. Invidia, alla base, e voglia distruttrice per non riuscire, insomma, a seguire i modelli occidentali, ipocritamente disprezzati e condannati.
Qualunque religione “di massa”, del resto, è impregnata di dogmi e chiede ai singoli di seguirli pedissequamente, mentre la vera religione (quella “che lega a Dio” nel vero senso della parola) è individuale e risiede nella profondità del cuore di ciascuno, come insegnano per esempio il Buddhismo, ma anche frange mistiche del cristianesimo (vedi per esempio l'esicasmo, forma di perenne contemplazione della presenza di Dio tramandata dai monaci del Monte Athos), o il sufismo per l'Islam. I veri profeti, come per esempio il Buddha, con i loro insegnamenti lasciano in eredità a tutta l'umanità un metodo sperimentale, privo di dogmi, in cui ciascuno deve trovare in sé la propria saggezza e ciascuno ha la propria possibilità di affrancarsi dalle catene che risiedono nella mente umana priva di consapevolezza.

venerdì 18 agosto 2017

LA RAMBLA? È E SARA SEMPRE COSì, NON INONDATA DI SANGUE COME VORREBBERO I FANATICI ASSASSINI







E così ancora una volta violenza fanatica, sangue, distruzione, morte, dolore. Che non faranno che rimettere in moto il meccanismo perverso che porterà ad ancor più violenza fanatica, sangue, distruzione, morte, dolore. Non si può che essere tristi e angosciati per il fatto che la mente umana possa concepire una simile violenza sui propri simili (oserei dire fratelli), da qualunque parte venga. Ma se io fossi il direttore di un giornale o di una televisione, a costo di perdere ascolti, mi limiterei a fornire le notizie essenziali su un fatto come quello di Barcellona, o di Parigi o di Nizza o di Londra e così via, per poi passare ad altro. Perché tutto quello cui assistiamo in queste ore sui giornali e sulle tv, con le dovizie di particolari orrendi che non fanno altro che spargere terrore tra la gente, è il più gigantesco e persuasivo spot pubblicitario per Isis (o Daesh) che si possa immaginare. E chissà come i suoi esponenti di maggior spicco si stanno fregando le mani dalla soddisfazione (e hanno il cuore gonfio di macabra e satanica gioia) nel vedere quelle scene di dolore e apprendere le notizie luttuose riguardanti tante persone innocenti. Sadismo puro, il più basso grado della degradazione umana. Sì, darei uno spazio di due, tre minuti al massimo e poi via ad altre notizie. Questi assassini non meritano altro. Ed è già fin troppo. Scrivono su Twitter che intendono ammazzare tutti gli infedeli perché questi vogliono impedirgli di praticare la loro religione. Paranoia pura. Nessuno vuole impedire loro, invece, di essere fedeli al proprio fanatismo, che seguano la religione più sessuofobica, più misogina che esista, certo però non a costo della perdita di civiltà e umanità per quelli che non sono come loro. Se loro sono felici così (non si direbbe, però, che lo siano, basta guardare le facce degli assassini!)… Chiamateci “diversamente fedeli” se proprio volete, please, perché gli infedeli siete voi. Voi che odiate la vita, che vivete da morti viventi, che vorreste imporre le vostre idee anche a chi non le condivide, a costo di seminare distruzione e morte. Vi sembra un bell'esempio, un buon modo di convincere gli altri a diventare come voi? Certo, vedete la pagliuzza (ci sarà, non dico di no) che sta nell'occhio dell'altro e non vedete la trave che sta nel vostro occhio, dico parafrasando una famosa sentenza di Gesù il profeta, che voi certamente non conoscete. D'ora in poi, chiamatevi tutto fuorché fedeli. Semmai fanatici, demoniaci, pazzi (oltre che vigliacchi). E intanto che cosa avete ottenuto, finora? Barcellona, Parigi, Londra, Nizza sono tornate vive esattamente come prima, anzi più di prima. Dovete capire che non riuscirete mai a capovolgere la nostra civiltà occidentale, il meglio che ora possa esistere nonostante le inevitabili imperfezioni. Vivete e lasciateci vivere. Se a voi piace continuare così, prego, è una legittima scelta vostra. Ma non mettetevi in testa di riuscire a farci tornare ai tempi delle caverne come a voi piace vivere. Se lo credete siete solo, una volta di più, dei pazzi. E i vostri attentati, anche se purtroppo seminano fiumi di morte e dolore in un Paese e in un continente, a livello del pianeta e del creato sono come lo scoppio di un piccolo, insignificante petardo sul territorio di un continente, o il gettare un sassolino nell'oceano. Non cambierà di una virgola il corso della nostra storia, della storia umana. Il vostro ego è grande come una galassia, ed è effimero come l'esistenza. Siete destinati al fallimento, perché andate contro il corso della vita, semplicemente. Morirete uno dopo l'altro e non avrete mai pace. Alla faccia del vostro paradiso, delle vostre vergini che ovviamente non aspettano che voi (chissà dove, però) e tutto il resto in cui voi credete da fanatici quali siete. Sapete cosa vi aspetta? L'INFERNO. Fuoco per l'eternità dopo la morte, dannati come sarete a soffrire pene inenarrabili anche nelle prossime vite - voi e la vostra progenie - per questi delitti orrendi contro i vostri fratelli umani e per tutte le vostre bestemmie contro Dio, contro il creato. E adesso guardatevi queste belle foto di Barcellona. Rassegnatevi. Da oggi è di nuovo così, piena di vita, e sarà ancora e ancora così. Come Parigi, Londra, Nizza e cosi via. Perché, come dobbiamo dirvelo? NOI NON ABBIAMO PAURA! Voi, dovreste averla, piuttosto, nel rendervi conto di essere la vergogna dell'umanità e… di Dio.

venerdì 28 luglio 2017

SIAMO POLVERE DI STELLE: LA METÀ DEGLI ATOMI DEI NOSTRI CORPI VIENE DA LONTANE GALASSIE




Vorrei proporvi un affascinante articolo di Matteo Marini, tratto dalla sezione Scienze del quotidiano La Repubblica. Vale davvero la pena di leggerlo e di meditare sull'argomento. 


“Siamo fatti della stessa materia delle stelle”, scriveva l'astronomo e divulgatore scientifico Carl Sagan in Cosmos ben 37 anni fa. Ma ora sappiamo che metà di quella “polvere” proviene da stelle lontane, molto lontane, addirittura fuori dalla nostra galassia. La teoria si deve a un gruppo di astrofisici che sono riusciti a risalire, grazie ai calcoli di un computer, all'origine degli atomi di cui è fatta la Via Lattea. Compreso il nostro Sole, i pianeti e anche noi, gli inquilini di questo granella di materia, adesso ancora di più “cittadini dell'Universo”. 
Le stelle sono dentro di noi: “L'azoto del nostro Dna, il calcio dei nostri denti, il ferro nel nostro sangue e il carbonio nella nostra torta di mele”, diceva Sagan. Così come i peli del nostro gatto che poltrisce sul divano, il divano stesso e la carta, o lo schermo sul quale state leggendo questa storia. I miliardi e miliardi di atomi che li compongono sono materia intergalattica che ha percorso centinaia di migliaia di anni luce e infine si è riunita, compressa dalla sua stessa gravità.
Ma com'è arrivata fino a qui? Grazie ai venti galattici, scatenati dall'esplosione di supernove, stelle massicce giunte alla fine della loro vita. Sono fenomeni dall'immensa energia: le più potenti arrivano a essere anche diverse volte più luminose dell'intera Via Lattea. 
«Sapevamo già che siamo polvere di stelle - spiega Amedeo balbi, professore associato al dipartimento di Fisica dell'Università di Roma Tor Vergata, e divulgatore - cioè di materiali diffusi nell'Universo da queste esplosioni che arricchiscono il mezzo interstellare. Questi venti sono correnti di particelle cariche che, a quanto risulta dallo studio, spargono atomi non solo nelle vicinanze, ma su distanze tanto grandi da arrivare fino alle galassie vicine». Viaggiano per il cosmo a velocità di migliaia di chilometri al secondo. Per formare nuove stelle e nuove galassie. 
Ad aiutare i ricercatori è stato un computer che ha simulato l'ambiente intergalattico. Uno scenario virtuale ricreato grazie al progetto Fire (Feedback in realistic environments) della Northwestern University. E i risultati sono stati sorprendenti. Il team internazionale, coordinato da Claude-André Faucher-Giguère, ella Northwestern, ha dimostrato che galassie come la Via Lattea (che contano almeno 100 miliardi di stelle) si sono accresciute maggiormente proprio grazie a questo apporto, o furto, “ai danni” delle vicine. 
Pressoché il 50 per cento della materia che le forma proviene proprio da altri angoli dell'Universo. Nel nostro caso la grande la piccole Nube di Magellano, le più vivine alla nostra, ma distanti 160 mila e 200 mila anni luce.
È da questi suoi satelliti che la Via Lattea ha riciclato la maggior parte del materiale con un processo che si ripete dalla nascita dell'Universo. «Tutto quello che serve è cucinato dentro le stelle - racconta Balbi. - La prima generazione, dopo il Big Bang, aveva a disposizione solo idrogeno ed elio, poi le generazioni successive hanno cominciato a produrre elementi più pesanti. E, ogni volta che una stella esplode, quel materiale viene rimesso in circolazione nelle nebulose, che sono anche la culla di nuove stelle». 
E da queste nebulose che “accendono” gli astri siamo nati anche noi, una volta che la materia prima è stata a disposizione. 
«Succede quando quelle nubi molecolari hanno abbastanza elementi pesanti, polveri e molecole complesse, per formare anche i pianeti e poi molecole ancora più complesse che servono agli organismi viventi - conclude Balbi.  - Anche se per ora siamo l'unico esempio che conosciamo». 

mercoledì 5 aprile 2017

I PENSIERI? SONO NELLA MENTE COME LE NUVOLE NEL CIELO


Quando scopro o riscopro concetti assolutamente fondamentali per il progresso nel cammino spirituale (nel senso più ampio del termine), mi viene subito voglia di condividerlo con il maggior numero di persone, perché possano vivere la stessa emozione e ricevere una luce, un faro che risplenda irresistibilmente nel buio dell'esistenza. Se messaggi simili fossero accolti da tante, tantissime persone, il mondo e la vita su questo pianeta migliorerebbero, perché gli uomini cesserebbero di essere violenti, molte volte disumani, e anzi sarebbero non più schiavi del proprio ego, della propria mente, ma davvero illuminati nel profondo, liberati dal samsara, dai vincoli che ci legano al mondo, ai livelli bassi dell'esistenza.
Ecco un passo fondamentale nell'insegnamento di Osho, tratto dal volume Yoga: la scienza dell'anima, Oscar Mondadori, che è in pratica un commento ai sutra sullo yoga di Patanjali. Verso la fine di questo brano, Osho esprime una metafora bellissima. E importanti insegnamenti sui meccanismi fuorvianti che portano all'identificazionecon i pensieri e le sensazioni.
Ecco di seguito che cosa dice Osho:


Lo yoga è stato definito in molti modi, con definizioni diverse. Alcuni dicono che lo yoga è l'incontro della mente con il divino: ecco il motivo per cui si chiama yoga, perché yoga significa incontro, unione, unire insieme. Altri dicono che yoga significa abbandonare l'ego. L'ego è la barriera, e nel momento in cui lo trascendi sei unito al divino; a causa dell'ego sembrava che tu ne fossi separato, di fatto eri già unito a lui. Ci sono molte definizioni dello yoga, ma quella di Patanjali è la più scientifica. Dice:

Yoga è l'arresto delle funzioni mentali.

Yoga è lo stato di nonmente. La parola “mente” comprende tutto. l'ego, i desideri, le speranze, le filosofie, le religioni, le scritture. La parola “mente” comprende tutto: tutto ciò che tu puoi pensare è mente; tutto ciò che è conosciuto, che è conoscibile, fa parte della mente. Arresto delle funzioni della mente significa annullamento di ciò che si conosce, fine dello scibile. È un salto nell'ignoto. Quando non c'è mente, sei nell'ignoto. Lo yoga è un salto nell'ignoto, ma non è esatto definirlo “ignoto”; dovremmo definirlo come “inconoscibile”.
Cos'è la mente? Cosa fa la mente? Perché esiste? Di solito pensiamo che la mente sia un organo che agisce all'interno della testa. Patanjali non è d'accordo, e non lo sarebbero nemmeno coloro che hanno conosciuto la sostanza di cui è fatta la mente. Anche la scienza moderna non è d'accordo. La mente non è qualcosa di organico all'interno della testa. La mente è una funzione, una semplice attività.
Tu cammini e io dico che stai camminando. Che cosa sta camminando? Se ti fermi, se ti siedi, dov'è finito colui che che camminava? Il camminare non è qualcosa di organico, è un'attività. Per cui, se sei seduto, nessuno può chiederti: «Dove hai messo il tuo camminare? Poco fa camminavi, dov'è andato a finire colui che camminava?». Rideresti e diresti: «Camminare non è un fatto organico, è un'attività. Io posso camminare. Posso tornare a a camminare, e mi posso fermare. È un'attività».
Anche il pensiero è un'attività, ma a causa della parola “mente” sembra che sia qualcosa di organico. Sarebbe meglio dire “mentare”, proprio come si dice “camminare”. Mente significa “mentare”, mente significa pensare. È un'attività…

Yoga è l'arresto delle funzioni mentali.

Questa è la definizione di Patanjali. Quando non esiste mente, tu sei nello yoga. quando esiste la mente, non sei nello yoga. Puoi fare tutte le posizioni che vuoi, ma se la mente continua a funzionare, non sei nello yoga: se la mente continua a funzionare, a pensare, non sei nello yoga. Yoga è lo stato di nonmente. Se puoi essere senza mente senza esercitarti in nessuna posizione, sei diventato uno yogin perfetto. È già capitato a molte persone senza che assumessero posizioni particolari, e non è successo ad altre che avevano eseguito posizioni, o asana, per molte vite.
La cosa principale da comprendere è che quando non c'è attività del pensiero, ci sei tu. Quando non c'è attività della mente, quando i pensieri se ne sono andati come delle nuvole, quando sono scomparsi, il tuo essere, che è simile al cielo, si rivela. Esiste sempre, è solo nascosto dalle nuvole, nascosto dai pensieri.

Yoga è l'arresto delle funzioni mentali. 

…Cerca di capire: quando Patanjali dice nonmente, quando parla di arresto della mente, intende un arresto totale. Non ti permetterebbe di fare un japa, come ripetere: «Rama-Rama-Rama». Ti direbbe che questo non è arresto della mente: stai usando la tua mente. Ti direbbe: «Limitati a fermarla!», ma tu chiederesti: «Come? Come posso fermarla così, senza fare nulla?». La mente continua. Anche se ti siedi, la mente continua. Anche se tu non fai niente, la mente lavora.
Patanjali dice di osservare semplicemente. Lascia che la mente si muova, lascia che faccia quello che vuole. Limitati a osservarla. Non interferire. Sii solo un testimone, uno spettatore, distaccato, come se la mente non fosse tua, come se non fosse affar tuo, come se non ti riguardasse. Non esserne coinvolto!
Osserva semplicemente, e lasciala fluire. La causa del suo fluire risiede nella forza d'inerzia: poiché le hai sempre permesso di fluire, [lei] continua a farlo. Il movimento ha preso forza, per cui continua a muoversi. Limitati a non cooperare: osserva e lascia fluire la mente.
Per molte vite, forse milioni di vite, hai cooperato con lei, l'hai aiutata, le hai dato la tua energia. Il fiume scorrerà ancora per un po', ma se tu non cooperi, se guardi con distacco… La parola usata dal Buddha è upeksha, indifferenza: osservare senza coinvolgimento, semplice osservazione distaccata, senza fare assolutamente nulla; allora vedrai la mente muoversi per un po' e poi fermarsi da sola. Quando l'oscillazione è perduta, quando l'energia è svanita, la mente si ferma. E quando la mente si ferma, sei nello yoga: sei arrivato alla disciplina. Questo è il significato del sutra: Yoga è l'arresto delle funzioni mentali.

Allora il testimone è stabile in se stesso.

Quando la mente si ferma, il testimone si fonda su se stesso.
Se puoi limitarti a osservare senza essere identificato con la mente, senza giudicare, senza apprezzare o condannare, senza scegliere… se osservi semplicemente mentre la mente si muove, prima o poi viene il momento in cui la mente si ferma da sola, automaticamente.
Quando non c'è mente, il tuo io si limita a essere testimone. A quel punto sei diventato un testimone, un semplice spettatore, un drashta, un sakchhi. A questo punto non sei tu che fai, non sei tu che pensi. Semplicemente esisti, puro essere, il più puro.
Allora, il testimone è stabile in se stesso.

Negli altri stati c'è identificazione con le modificazioni della mente.

In tutti gli altri stati mentali, tranne che per lo stato di testimone, sei identificato con la mente. Diventi una sola cosa con la corrente dei pensieri, diventi una cosa sola con le nuvole: a volte con una nuvola bianca, oppure con una nuvola nera, a volte con una nuvola carica di pioggia, oppure con una nuvola vuota, ma comunque diventi una cosa sola con il pensiero, diventi una cosa sola con la nuvola, e perdi la purezza del cielo, la purezza dello spazio. Ti fai nuvoloso, e questo succede perché ti identifichi, diventi una cosa sola con i pensieri.
Arriva un pensiero: hai fame e il pensiero ti balena nella mente. Il pensiero dice semplicemente che c'è fame, che lo stomaco sente fame. Immediatamente ti identifichi. Dici: «Sono affamato». La mente stava solo ricevendo il pensiero della fame, ma tu ti sei identificato con esso, dici: «Io sono affamato». Questa è identificazione.
Anche il Buddha sente la fame, anche Patanjali, ma Patanjali non direbbe mai: «Io sono affamato». Direbbe: «Io sono un testimone. Mi accade di vedere questo pensiero mandato dalla mia pancia al cervello: “Io sono affamata”. La pancia è affamata». Patanjali rimarrebbe un testimone. Ma tu ti identifichi, diventi una cosa sola con il pensiero.

Allora il testimone è stabile in se stesso.
Negli altri stati esiste identificazione con le modificazioni della mente.

Questo è il significato della sentenza:

Yoga è l'arresto delle funzioni mentali.

Quando la mente si ferma, tu sei stabile nella testimonianza di te stesso. Negli altri stati, tutti eccetto questo, c'è identificazione. Tutte le identificazioni formano il samsara: sono il mondo. Se sei identificato, sei nel mondo, nella sua miseria. Se hai superato l'identificazione, sei liberato. Sei diventato un siddha, un liberato. Sei nel nirvana. Hai trasceso questo mondo di miseria e sei entrato nel mondo della beatitudine.
Quel mondo è qui e ora, adesso, proprio adesso! In questo preciso istante! Non hai bisogno di aspettarlo neanche per un momento. Diventa il testimone della mente e ti ci ritroverai immerso. Identificati con la mente e lo perderai…





sabato 4 febbraio 2017

SE SEI TROPPO ATTACCATO ALL'EGO, PER TE È FACILE ODIARE E AMARE È DIFFICILISSIMO


Davvero non esiste un Maestro più profondo, più mistico e nello stesso tempo più pragmatico e rivoluzionario di Osho. Mi basta riprendere in mano di tanto in tanto un suo libro per riscoprire la forza del suo messaggio e le splendide emozioni che comunica. Nel mio penultimo post avevo riportato un suo splendido passo sul desiderio e sulle analogie con il messaggio di Gesù su questo argomento. Sempre ne La saggezza dell'innocenza - commenti al Dhammapada di Gautama il Buddha, Universale economica Feltrinelli, ecco un altro diamante. Ci parla dell'amore, un sentimento molto oscurato e non praticato in tempi, come questi, di grande egoismo e grande aggressività, così come ci appare per esempio anche nei social media, che trasudano appunto odio e intolleranza. E Osho spiega molto acutamente il perché di tanto odio dilagante nella società attuale.

Amare è come respirare! L'amore è come il battito del tuo cuore, è come il sangue che circola nel tuo corpo.
L'amore è il tuo stesso essere… ma questo amore è diventato quasi impossibile. La società non lo permette. La società vi condiziona in modo tale da rendere l'amore impossibile e l'odio come l'unica possibilità. Pertanto l'odio è facile e l'amore è non soltanto difficile, ma impossibile. L'uomo è stato fuorviato. L'uomo non può essere ridotto in schiavitù se prima non viene fuorviato. I politici e i preti hanno cospirato in profondità nei secoli: hanno ridotto l'umanità a una folla di schiavi. Essi distruggono nell'uomo ogni possibilità di ribellione – e l'amore è ribellione, poiché l'amore ascolta soltanto il cuore e non si cura di nient'altro.
L'amore è pericoloso perché vi rende degli individui e lo stato e la chiesa non vogliono individui, non li vogliono proprio. Non vogliono degli esseri umani – vogliono delle pecore… Il modo migliore per distruggere l'uomo è distruggere la sua possibilità d'amare. Se l'uomo possedesse l'amore, le nazioni non potrebbero esistere, perché le nazioni si fondano sull'odio… Se apparisse l'amore, scomparirebbero i confini. Se apparisse l'amore, chi sarebbe più cristiano o ebreo? Se apparisse l'amore, scomparirebbero le religioni.
Se apparisse l'amore, chi andrebbe al tempio? A far cosa? Cercate Dio perché vi manca l'amore. Dio è soltanto il sostituto dell'amore che vi manca. Perché non siete colmi di beatitudine, perché non siete colmi di pace, perché non conoscete l'estasi, di conseguenza cercate Dio – altrimenti chi lo cercherebbe? Chi se ne occuperebbe? Se la vostra vita fosse una danza, avreste già raggiunto Dio. Il cuore che ama è colmo di Dio. Non ha bisogno di cercarlo, non ha bisogno di pregare, non ha bisogno di alcun tempio, né di alcun prete.
Di conseguenza, i preti e i politici sono nemici dell'umanità. E cospirano tra loro: perché il politico vuole comandare al tuo corpo e il prete vuole comandare alla tua anima. Hanno lo stesso segreto: distruggere l'amore. Così l'uomo non è altro che un essere fatuo, un essere vuoto che conduce un'esistenza priva di significato. Così essi possono fare quello che vogliono dell'umanità, nessuno si ribellerà, nessuno avrà sufficiente coraggio per ribellarsi.
L'amore infonde coraggio, l'amore porta via tutte le paure – e i vostri oppressori dipendono dalle vostre paure. Essi creano la paura in voi, mille e un tipo di paura. Siete circondati dalle paure, il vostro stato psicologico ne è colmo. In profondità remate di paura. In superficie conservate una facciata, ma dentro di voi avete strati su strati di paura.
Un uomo pieno di paura può soltanto odiare – l'odio è in frutto naturale della paura. Un uomo pieno di paura è anche pieno di collera, e un uomo pieno di paura è più contrario alla vita che favorevole a essa. A un uomo pieno di paura, la morte sembra uno stato di riposo. Un uomo pieno di paura è destinato al suicidio, è la negazione della vita. La vita gli sembra pericolosa, perché vivere significa che deve amare – come può vivere? Proprio come il corpo ha bisogno di respirare per vivere, l'anima ha bisogno di amare per vivere. E l'amore è stato completamente avvelenato.
Avvelenando la tua energia d'amore, hanno creato in te una scissione, hanno costruito dentro di te un nemico, ti hanno diviso in due. Hanno creato in te una guerra civile e tu sei sempre in conflitto. Nel conflitto dissipi la tua energia, di conseguenza la tua vita non conosce il brio, l'allegria. La tua vita non è straripante di energia, è una vita ottusa, insipida, priva di intelligenza. L'amore acuisce l'intelligenza, la paura la ottunde. Chi vuole che siate intelligenti? Non coloro che sono al potere. Come fanno a volere che voi siate intelligenti? Se lo foste, vedreste con chiarezza tutta la loro strategia, i loro giochi: essi vogliono che siate stupidi e mediocri. Certamente vogliono che siate efficienti nel vostro lavoro, ma non che siate intelligenti: di conseguenza l'umanità vive al livello più basso, al minimo del suo potenziale.
… Se l'uomo fosse lasciato a se stesso, non avvelenato, allora sarebbe semplice, molto semplice. Non ci sarebbero problemi. Proprio come l'acqua fluisce verso il basso e il vapore si eleva verso l'alto e gli alberi fioriscono e gli uccelli cantano: amare sarebbe così naturale e così spontaneo!
Ma l'uomo non è lasciato a se stesso. Come nasce un bambino, gli oppressori sono pronti a balzargli addosso, a frantumare le sue energie: a fuorviarle in modo tale, e a fuorviarle tanto in profondità, che la persona non diventerà mai consapevole di vivere una vita falsa, una pseudo-vita, di non vivere la vita che dovrebbe vivere, quella vita per la quale è nato, e di vivere invece una vita sintetica, di plastica, e che quella non è la sua vera anima. Ecco perché milioni di persone sono tanto infelici – perché in qualche modo sentono di essere state fuorviate, di non essere se stesse, che all'origine qualcosa non è andato per il verso giusto…
L'amore è semplice se si permette al bambino di crescere, se lo si aiuta a crescere in modo naturale – secondo il dhamma.
… L'odio non è naturale. L'amore è uno stato di salute, l'odio è uno stato di malattia e proprio come la malattia non è naturale. Accade soltanto quando ti sei allontanato dalle vie naturali, quando non sei più in sintonia con l'esistenza, quando non sei più in sintonia con il tuo essere, con la tua essenza più intima: allora sei ammalato, psicologicamente e spiritualmente ammalato. L'astio è soltanto un simbolo della malattia e l'amore è un simbolo di salute e interezza e di santità.
… Voi conoscete soltanto un modo di amare: cioè odiare gli altri. Potete dimostrare il vostro amore per il vostro Paese soltanto odiando le altre nazioni, potete dimostrare il vostro amore per la vostra chiesa soltanto odiando le altre chiese. Siete in un caos!
Le cosiddette religioni continuano a parlare d'amore e tutto ciò che fanno nel mondo è creare un odio sempre maggiore. I cristiani parlano d'amore e hanno creato le guerre di religione, le crociate. I maomettani parlano d'amore e hanno creato il jihad – le guerre di religione. Gli hindu parlano d'amore, ma potete leggere le loro sacre scritture – sono piene di odio per le altre religioni… E quelli sono ritenuti libri spirituali!
E noi accettiamo tutte queste insensatezze! Le accettiamo senza opporre resistenza, perché siamo stati condizionati ad accettarle, ci hanno insegnato che così stanno le cose. In questo modo, voi continuate a rinnegare la vostra stessa natura.
… Potete rinnegare la natura, ma non potete distruggerla. Rimane viva da qualche parte. Rimane viva da qualche parte nei profondi recessi del vostro essere. E per l'uomo questa è l'unica speranza. L'amore è stato avvelenato, ma non distrutto. Il veleno può essere espulso dal vostro organismo – potete ripulirvi. Potete vomitare tutto ciò che la società ha introdotto in voi con la forza. Potete abbandonare tutti i vostri credo e i vostri condizionamenti – potete essere liberi. La società non può tenervi per sempre in schiavitù, se decidete di essere liberi.
… L'odio è il polo opposto all'amore – così come la malattia è il polo opposto alla salute. Non avete bisogno di scegliere la malattia.
… La malattia ha alcuni vantaggi che la salute non può avere: non aggrappatevi a questi vantaggi. Anche l'odio ha alcuni vantaggi che l'amore non può avere: dovete stare molto attenti.
… Quando tu odii, il tuo ego è appagato: l'ego può esistere soltanto se odia, poiché odiando ti senti superiore, odiando sei separato, l'odio ti definisce, l'odio ti dà una certa identità. In amore l'ego deve scomparire, non sei più separato – l'amore ti aiuta a dissolverti con gli altri. È un incontro e una fusione.
Se sei troppo attaccato all'ego, per te è facile odiare e amare è difficilissimo. Sii attento, osserva. l'odio è l'ombra dell'ego e l'amore richiede un grande coraggio. Richiede un grande coraggio perché richiede il sacrificio dell'ego: soltanto coloro che sono pronti a essere nessuno sono capaci di amare. Soltanto coloro che sono capaci di diventare niente, completamente svuotati del proprio sé, sono capaci di ricevere il dono dell'amore dall'aldilà.
Se sarai attenta, Zareen [una sua discepola], l'amore diventerà molto semplice e l'odio diventerà impossibile. Il giorno in cui  l'odio diventerà impossibile e amare diventerà naturale, sarai arrivata a casa. Allora non dovrai andare più in alcun luogo – sarai arrivata a Dio.
Essere assolutamente naturali è aver trovato Dio.

giovedì 2 febbraio 2017

L'ERA DEGLI SMARTPHONE E DELL'IPERCONNESSIONE, ERA DELL'INCONSAPEVOLEZZA


Sempre a testa china, connessi su smartphone, tablet e computer per inviare messaggi o foto a ripetizione, curiosare in internet e fare ricerche per la scuola o acquisti on line. Molti giovani, soprattutto, come altrettanti zombie. In metro, sui tram, in treno, negli uffici pubblici, per strada, nei parchi, ovunque. Uno spettacolo desolante. Una tendenza che sta già portando e porterà sempre più chi indulge in questa iperconnessione a danni a tutti i livelli: fisico, mentale e perfino spirituale. 
Secondo un recente studio eseguito da Found!, un’agenzia italiana specializzata in comunicazione, attualmente sono oltre 26 milioni gli italiani con un profilo online. Interrogato sull’importanza dei social, il 51% degli italiani ha risposto che non potrebbe vivere senza, il 27% ha dichiarato di rimanere connesso fino a 8 ore al giorno e il 56% che il primo pensiero prima di andare a dormire e appena svegli è controllare le notifiche in arrivo. Comportamenti che possono non solo innescare vere crisi di “astinenza” nel caso la connessione non sia possibile, ma anche avere conseguenze negative sulla salute psichica e fisica soprattutto tra i non giovanissimi, vale a dire i non nativi digitali.
«Se l’utilizzo misurato può portare a indubbi vantaggi come la facilità di creare un gruppo o instaurare nuovi legami, quello “connossessivo” mette in pericolo il ruolo delle relazioni interpersonali e dello scambio diretto del proprio pensiero, annulla quel faccia a faccia che consente alle persone un interscambio diretto di parole e sentimenti alla base dell’innato bisogno di relazionarsi con gli altri, - spiega il sociologo Saro Trovato, fondatore di Found!. - Proviamo a pensarci: spesso parliamo a un’altra persona con lo smartphone in mano e non la guardiamo nemmeno più negli occhi, seguiamo qualsiasi discussione in maniera distratta perché siamo sempre in attesa che sul display possa arrivare una notifica o un messaggio. Perfino in famiglia, a tavola, capita che tutti armeggino con il proprio smartphone annullando qualsiasi condivisione. Tutto ciò sta cambiando il nostro modo di creare relazioni: i rapporti interpersonali sono destinati a diventare sempre più limitati nel tempo e instabili per il venir meno del piacere dello stare assieme. Alla base di questi comportamenti, è vero, c’è la paura della solitudine, oggi più forte che mai, ma l’iperconnessione rischia di farci piombare in relazioni e amicizie prettamente virtuali e isolarci ancora di più. Inoltre, se un tempo nella comunicazione verbale tra persone esistevano codici e limiti che non si oltrepassavano anche per non offendere chi ci stava di fronte, oggi, per il fatto di comunicare soprattutto per il tramite di telefono o social media, ci sentiamo autorizzati a dire tutto ciò che pensiamo, anche il peggio. E così l’aggressività tra le persone aumenta sempre più».
Stress, ansia, insonnia, depressione, distrazione e perfino seri rischi di mettere in pericolo la propria incolumità e la pubblica sicurezza dovuti al camminare con la testa china sul display o “smartphone walking”, magari con le cuffiette alle orecchie, sono altre conseguenze negative di questa dipendenza così come emergono da alcuni recenti studi, oltre che da alcuni fatti di cronaca. E non è tutto: molti giovanissimi guardano video porno on line in modo sfrenato e, sentendosi appagati come dichiarano, perdono interesse per la sessualità vera.  E poiché il sesso on line è violento, brutale, misogino, tanti se ne fanno un’idea distorta, patologica. Insomma, attenti: di hi tech senza regole si può anche perire. 
E che dire della perdita di consapevolezza? Concentrate su messaggi, tweet, commenti sui social media e così via, le persone perdono completamente la connessione con se stessi, con le proprie sensazioni e i propri sentimenti. Giorno dopo giorno il rischio è davvero quello di diventare completamente inconsapevoli, automi manovrati da quei maledetti smartphone. Non è una prospettiva incoraggiante per le prossime generazioni. In agguato, sempre più egoismo, aggressività, intolleranza, fragilità interiore, conflitti interpersonali e sociali, contrapposizioni tra nazioni, possibili conflitti. E tutto ciò che di tremendo deriva, appunto, da una semplice, ma terribile, realtà: l'inconsapevolezza.