venerdì 17 giugno 2016

APPREZZIAMO TUTTO DEL MOMENTO PRESENTE, PERCHÉ NON SAPPIAMO COME SARÀ IL DOMANI


Ho ritrovato tra le mie vecchie carte un ritaglio di giornale, anzi di un settimanale: una copia di Oggi di molti anni fa. Non ricordavo neppure di averlo conservato, ma mi ha fatto un piacere enorme ritrovarlo e rileggerlo, e credo che da oggi in poi lo terrò sempre tra le cose più care, da ricercare nei momenti difficili. Ci fa capire quanto sia importante apprezzare il momento presente, vivere pienamente nel “qui e ora”. Troppo spesso ci perdiamo in film mentali che riguardano il nostro passato o il nostro futuro, dimenticando di vivere l'attimo fuggente, dando per scontato che si ripresenterà in un modo o nell'altro, magari domani oppure in seguito. Vi propongo questo breve scritto del bravissimo giornalista Vittorio Buttavafa, deceduto molti anni fa, che molto a lungo ha diretto il settimanale Oggi e ha pubblicato tante cose emozionanti sull'uomo e sull'esistenza, con l'augurio che tutti noi possiamo imparare ad assaporare la vita come la protagonista di questa toccante storia.

Sulla nave, durante la crociera, era la donna più vivace di tutte. Girava dovunque, osservava qualsiasi cosa. Si alzava prestissimo per vedere sorgere il sole; al pomeriggio, seguiva il tramonto attimo per attimo, fin quando il disco rosso naufragava all'orizzonte. Quando scendevamo a terra, impazziva di felicità. Tutto la incantava: il paesaggio, un fiore, l'insegna di un negozio, un gatto, un grembiule colorato di una contadina. Non aveva ancora trent'anni ed era sposata da quattro. Suo marito, che la teneva sottobraccio tutto il giorno, a metà viaggio mi avvicinò da solo, in una saletta della nave. «Mia moglie», disse, «sta riempiendosi gli occhi per dopo, quando non vedrà più». Lo guardai allibito, ma lui continuò: «Tra un anno al massimo sarà cieca. Il medico non le ha dato nessuna speranza. Per questo l'ho portata in crociera: perché veda un pezzo del mondo per l'ultima volta».
Lei entrò in quel momento. Era bella e raggiante come sempre. «Vieni, vieni!», gridò al marito. «Si comincia a vedere da lontano l'isola di Madera. È tutta verde, con il mare blu e il cielo rosa. Che colori meravigliosi!».       

Ecco, dovremmo anche noi guardare le cose e vivere la vita come se fosse per l'ultima volta. Solo così potremmo apprezzare ciò che ci offre giorno per giorno, momento per momento.

mercoledì 1 giugno 2016

IL DALAI LAMA: «EUROPA E GERMANIA NON POSSONO DIVENTARE ARABE»


Un'intervista lunga, esplosiva. Con cui il Dalai Lama dà pienamente ragione agli avversari di Angela Merkel che chiedono un tetto ai profughi. Apparsa, oltretutto, sul quotidiano di riferimento dei conservatori tedeschi, la Frankfurter Allgemeine Zeitung
«Se guardiamo i profughi in faccia, soprattutto le donne e i bambini, proviamo compassione» ha spiegato la massima autorità spirituale dei buddisti tibetani alla FAZ. Bisogna aiutarli, ha aggiunto, ma «d'altra parte, nel frattempo sono diventati troppi. L'Europa e la Germania non possono diventare arabe. La Germania è la Germania e l'Europa è l'Europa».
Intervistato nel nord dell'India, a Dharamsala, dove vive in esilio a causa dell'occupazione cinese del Tibet dal 1959, il premio Nobel per la pace ha anche suggerito che i profughi dovrebbero tornare a casa, dopo un po'. «Moralmente» ha puntualizzato, dovrebbero «restare solo temporaneamente», per poi tornare nel loro Paesi e «aiutarli nella ricostruzione».
La più alta autorità religiosa dei tibetani ha anche espresso il desiderio di tornare in patria tra un paio di anni e, a proposito della querelle con i cinesi sulla sua reincarnazione, il leader spirituale ottantenne ha detto che «decideranno i tibetani», ma ha ribadito che potrebbe essere lui l'ultimo Dalai Lama. Un modo per evitare che siano i cinesi a designare il suo successore.
Simbolo mondiale della pace, il Dalai Lama ha ammesso che a volte la violenza è giustificata, «quando non c'è scelta e quando la compassione è il motivo». «Anche Buddha uccise un mercante per salvarne 499» ha raccontato al quotidiano tedesco, «dunque mosso a compassione per il destino di quei 499».