mercoledì 24 dicembre 2014

NEL NOSTRO CAMMINO DOBBIAMO ESSERE LUCE CHE ILLUMINA LE TENEBRE



25 Dicembre. Luce nelle tenebre.

"In principio era il Verbo
e il Verbo era presso Dio,
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio.
Tutto è stato fatto per mezzo di lui, 
e senza di lui
neppure una delle cose create è stata fatta. 
In lui era la vita,
e la vita era la luce degli uomini. 
E la luce risplende tra le tenebre
e le tenebre non l'hanno mai spenta".

                                                        (Vangelo di Giovanni, I, 1-4)

"E la luce risplende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno mai spenta". Se non riesci a vedere la luce, guarda la tenebra e ad un certo punto la luce emergerà dalla tenebra stessa; se non riesci a far risuonare in te la vibrazione del Verbo, taci e dal silenzio nascerà il Suono divino.
Non hai bisogno di agitarti, di ricercare affannosamente Luce e Parola: entrambe sono già dentro di te. Devi solo lasciarle nascere – o rinascere – manifestarsi oggi, perché "a quanti lo accolsero, a quelli che credono nel suo nome, diede il potere di diventare figlio di Dio" (Giov. 1).

Dice Tagore: "Accenditi come lampada: nel tuo cammino dovrai essere luce".
(da Massime per una vita armoniosa di Rabin Dranath Tagore, Piccola Biblioteca Guanda)




SEI PRONTO PER IL MIRACOLO DELLA TUA VITA?


Fuori la temperatura è fredda, le tenebre hanno ancora il sopravvento sulla luce, ma un grande Sole sta per nascere; una grande Forza che rappresenta l'origine e l'unificazione di ogni forza creativa. Una Forza che è simbolo di consapevolezza, di realizzazione, di illuminazione.
Nel Sole sta il centro assoluto, il centro del ciclone che, malgrado il costante movimento alla periferia, rimane calmo ed immutato. Questo Sole è il seme interiore, il testimone che rimane intoccato dagli alti e bassi della dualità che incessantemente si agita tra gioia e tristezza, tra paura e speranza, tra aspirazione e disperazione.
Se da questo punto centrale osservi la periferia della tua esistenza, tutto appare chiaro, tutto appare illuminato, anche le situazioni che prima ti sembravano inspiegabili e difficili, perché sei in grado di ricondurle alla loro origine vera.
La Vita ha per te nelle mani regali inattesi e sorprendenti opportunità. Ciò che tu ora devi avere sono occhi attenti così da poterli percepire. Sei di fronte alla possibilità di una grande trasformazione ed hai tutte le potenzialità per realizzarla. Se nella tua esistenza ancora non accadono miracoli, significa che qualcosa non sta andando per il verso giusto!
Ripeti adesso, dolcemente, lasciando che la vibrazione delle parole raggiunga il tuo cuore ed ogni cellula dei tuoi corpi:
“Ora sono pronto per il miracolo della mia vita”.

(da Meditazioni QuotidianePensieri di trasformazione di Dede Riva, Edizioni Mediterranee, meditazione del 23 Dicembre)

SOLSTIZIO D'INVERNO, FESTA DEL “SOL INVICTUS”

Qui sopra, un'immagine molto ravvicinata
della stella del nostro sistema. In basso,
un disco in lega metallica del III secolo d. C.
che riproduce il Sol Invictus romano (British Museum).  

21 Dicembre. Oggi è il giorno del solstizio d'inverno.
È un momento grandemente legato all'elemento terra, il cui simbolo può essere considerato il seme interrato. Questo piccolo seme, al buio e al freddo, assolutamente immobile ed apparentemente senza vita, è dotato in questo preciso periodo dell'anno della sua massima energia potenziale. In questa minuscola forma compatta esiste, in fieri, una pianta articolata in radici, tronco, rami, foglie e fiori, ma in questo momento è tutto fermo, come sospeso, in totale assenza di energia cinetica.
E per l'essere umano, abituato all'incessante divenire della vita, viene immediato collegare questo stato all'immobilità della materia, alla fissità della morte. Ma se sei consapevole dello sviluppo ciclico della natura e della legge che lo governa, sai che questo è un punto meravigliosamente vitale perché è un grande punto di svolta; in questo preciso momento tutto viene ribaltato, l'energia da potenziale si trasforma in dinamica, le tenebre cominciano ad arretrare perché il Sol Invictus, mai vinto, torna ad illuminare e
riscaldare la Terra. È ciò che i Latini, ma anche altri popoli prima di loro, celebravano con una festa particolare, i Saturnali – Saturno infatti è il pianeta della terra, della materia, della fissità, dell'immobilismo – durante la quale padroni e schiavi invertivano i ruoli.
Inverti anche tu qualcosa in te stesso; lascia alle spalle il ruolo di persona indaffarata a comprare regali, disattenta a quello che sta succedendo su piani più sottili, e assumi quello della persona che sente e vive intensamente nella propria interiorità tutto il fermento di questa straordinaria rinascita.

(da Meditazioni quotidiane – Pensieri di trasformazione di Dede Riva, Edizioni Mediterranee)


 

venerdì 12 dicembre 2014

LA PREGHIERA DEI SETTE CHAKRAS



Grazie Signore dei miei piedi, che non conoscono ostacoli e mi portano fedeli attraverso le vite.

Grazie Signore del ventre, tempio della vita che, nascendo, potrà continuare la catena.

Grazie dell'ego che, correttamente aperto, lascia che io, amando e rispettando me stesso, onori la tua immagine in me.

Grazie Signore che mi hai dato un grande cuore capace di amare e accettare ogni creatura vivente.

Grazie della voce che mi fa esprimere la gioia immensa di aver compreso che non so nulla.

Grazie del discernimento, in virtù del quale so che non esiste nulla di mio se non la mia coscienza.

E infine grazie, mio Dio, della corona che porto in testa, attraverso la quale Tu, eterna fiamma, scendi e accompagni la mia anima verso la luce.


(Preghiera di Alessandra D'Elia)  

giovedì 4 dicembre 2014

LA COLLERA: CRUDELMENTE DOLCE, MA VELENOSA. MEGLIO PERDONARE



Uno dei miei post più letti è stato quello sulla collera e il modo di neutralizzarla rimanendo un testimone, vale a dire vedendola sorgere, svilupparsi e infine estinguersi. Del resto, questo è un argomento scottante perché tutti possiamo constatare ogni giorno come la crisi finanziaria dilagante in tutta Europa stia esasperando sempre più le persone e scateni sempre più frequentemente crisi di aggressività e di odio davvero paurose. Tuttavia ci rendiamo conto che, agendo sull'onda dell'impulso, finiamo con  il compiere azioni riprovevoli e con il guastare irreparabilmente i rapporti interpersonali, senza peraltro cambiare la realtà e per di più facendo del male soprattutto a noi stessi. Per questo mi piace tornare sull'argomento citando un passo di un bellissimo libro dell'americana Sharon Salzberg pubblicato molto tempo fa, nel 1995, da Ubaldini Editore. Ecco che cosa dice in proposito questa autrice fedele ai principi del buddhismo e insegnante di meditazione all'Insight Meditation Society di Barre, in Massachussets:

La collera sembra una cosa solida. Ma se osserviamo attentamente, scopriamo che di fatto non ha fondamento. In realtà, è semplicemente una risposta condizionata che nasce e muore. È fondamentale per noi vedere che, quando ci identifichiamo con tali stati passeggeri come se fossero stabili e come se fossero la nostra vera identità, lasciamo che essi ci controllino e siamo costretti a compiere azioni che causano dolore a noi stessi e agli altri. La nostra apertura richiede di riposare su una base di non identificazione. Riconoscere nella mente l'avversione o la collera come un fatto transitorio è molto differente dall'identificarci con essa come se fosse la nostra vera natura e dall'agire su di lei.
La collera è un'emozione molto complessa con numerosi componenti diversi. Si tratta di un fascio di elementi, come il disappunto, la paura, la tristezza, legati assieme. Se le emozioni e i pensieri sono presi come un insieme, la collera appare come una cosa solida; ma se la analizziamo e ne consideriamo i vari aspetti, possiamo comprendere la natura ultima di questa esperienza. Possiamo vedere che la collera è impermanente e che sorge e scompare come un'onda che viene e va, possiamo capire che è insoddisfacente, che non ci offre una gioia durevole e che manca di un “io” che la determini; inoltre, che non sorge in accordo con la nostra volontà, col nostro capriccio o desiderio, ma solo quando sono presenti le condizioni adatte per farla sorgere. Possiamo vedere che non è “nostra”, che non la possediamo, non siamo in grado di controllarne l'inizio; possiamo semplicemente imparare a metterci in rapporto con essa.
Se osserviamo la forza della collera, infatti, possiamo scoprire in essa molti aspetti positivi, poiché non è uno stato passivo e compiacente, ma possiede un'energia incredibile. La collera può spingerci a lasciar andare le definizioni che gli altri hanno dato di noi inappropriatamente, in base ai loro bisogni: ci può insegnare a dire di no. In tal modo la collera è anche al servizio della nostra integrità, poiché può stimolarci ad ascoltare la sua voce, anziché le richieste del mondo esterno. È un modo per porre dei confini e sfidare l'ingiustizia a tutti i livelli. L'ira non prenderà le cose come dati di fatto né le accetterà senza riflessione.
La collera possiede anche la capacità di andare oltre le apparenze, di non fermarsi a un livello superficiale: è molto critica ed esigente, ha il potere di superare ciò che è ovvio per cogliere le cose più nascoste. Questo è il motivo per cui può essere trasformata dalla saggezza, con la quale, per sua natura, ha alcune caratteristiche in comune.
Ciò nonostante, gli aspetti negativi della collera sono tantissimi e superano di gran lunga quelli positivi. Il Buddha l'ha descritta così: “La collera, con la sua fonte velenosa e il suo culmine febbrile, crudelmente dolce, che tu devi eliminare per non piangere più”. È dolce infatti, ma la soddisfazione che ricaviamo da uno scoppio d'ira è molto breve, mentre il dolore dura a lungo e ci debilita.
Secondo la psicologia buddhista, caratteristica dell'ira è lo stato selvaggio. Il suo scopo è bruciare il proprio supporto, come fa il fuoco con la foresta. Ci toglie ogni cosa, ci lascia devastati. Come il fuoco che divampa libero e selvaggio in una foresta, la collera ci lascia molto lontano da dove intendevamo andare. La sua capacità di ingannare è responsabile del nostro perderci in questo modo. Quando ci perdiamo nella colera, non vediamo molte alternative davanti a noi e ci dimeniamo in modo sconsiderato.
La collera e l'avversione si esprimono con atti di ostilità e persecuzione. La mente diviene molto angusta: isola qualcuno o qualcosa, si fissa su di esso, come se avesse i paraocchi, circoscrive quell'esperienza, quella persona o quell'oggetto, come se fosse per sempre immutabile. Tale avversione produce un circolo senza fine di offesa e vendetta. Dal punto di vista politico si esprime nella lotta tra razze, classi sociali, nazioni e con l'odio religioso. La collera può legare insieme le persone con altrettanta forza del desiderio, così che esse si trascinano vicendevolmente, avvinghiate l'un l'altra nel circolo vizioso della vendetta, mai capaci di lasciar andare, di calmarsi. Il commediografo e statista Vaclav Havel ha notato acutamente che la rabbia ha molto in comune col desiderio, poiché è “la fissazione sugli altri e la dipendenza dagli altri; è, di fatto, la delega di una parte della nostra identità a loro… Chi odia desidera fortemente l'oggetto del proprio odio”.
Così la collera non finirà mai se la gente continuerà a mettersi in relazione nello stesso modo. Per esempio, possiamo vedere una persona subire una violenza e poi, spesso, ottenuto a sua volta il potere, comportarsi proprio come il suo carnefice. Qualcuno mi invia una lettera con cui mi accusa e io lo accuso a mia volta.
Come possiamo lasciar andare in una simile situazione? Come possiamo cambiarla? Possiamo concentrare la nostra attenzione più sulla sofferenza della situazione, sia la nostra sofferenza sia quella degli altri, piuttosto che sulla nostra rabbia. Possiamo chiederci con chi siamo realmente arrabbiati, e di solito lo siamo con la rabbia che è nell'altra persona. È quasi come se l'altro fosse uno strumento della rabbia, che si muove attraverso di lui e lo spinge ad agire in modi non appropriati. Non andiamo in collera guardando la bocca di qualcuno che ci grida contro; siamo arrabbiati con la rabbia che lo fa gridare. Se aggiungiamo rabbia alla rabbia, contribuiamo solo ad aumentarla.
C'è una frase molto famosa del Buddha che dice: “L'odio non potrà mai cessare con l'odio; l'odio può cessare solo con l'amore. Questa è una legge eterna”. Possiamo cominciare a trascendere il ciclo dell'avversione quando cessiamo di considerarci personalmente agenti di vendetta. In definitiva, tutti gli esseri sono i possessori del proprio karma. Se qualcuno ha causato del male soffrirà; se noi stessi abbiamo causato del male soffriremo. Come disse il Buddha nel Dhammapada:

Siamo quello che pensiamo.
Tutto ciò che siamo sorge con i nostri pensieri.
Con i nostri pensieri creiamo il mondo.
Parla e agisci con una mente impura
E il dolore ti seguirà
Come la ruota segue il bue che trasporta il carro…
Parla e agisci con mente pura
E la felicità ti seguirà
Come la tua ombra irremovibile.

…Quando la nostra mente è piena di rabbia e odio verso gli altri, di fatto noi siamo quelli che soffrono, invischiati in quello stato mentale. Ma non  così facile accedere a quel luogo dentro di noi che può perdonare e amare. Essere capaci di perdonare, di lasciar andare, significa, in un certo senso morire (in tal caso a morire è l'ego, nota mia). È la capacità di dire: “Io non sono più quella persona e tu non sei più quella persona”. Il perdono ci consente di riconquistare qualche parte di noi (la consapevolezza, il testimone, nota mia) che ci siamo lasciati dietro, schiava di un evento passato. Qualche parte della nostra identità potrebbe anche dover morire in questo lasciar andare, e così potremmo recuperare l'energia trattenuta nel passato…
…Avere uno scopo, come lo sviluppo di un cuore amorevole, è la chiave per vivere una pratica liberatrice.
Se siamo in grado di imparare a vedere e a comprendere tutti gli stati mentali dolorosi di rabbia, paura, angoscia, delusione e colpa come stati di avversione, possiamo imparare a liberarci da essi, ma ciò non significa che non sperimenteremo più avversione; significa piuttosto che potremo purificarla. Possiamo chiaramente vedere l'avversione, comprenderla e imparare a non esserne governati e, avendola vista con chiarezza (questa è la funzione della saggezza - o del Sé, nota mia - ), possiamo anche tenerla nel ampo vasto e foriero di trasformazione dell'accettazione…
Per liberarci da una radicata avversione verso noi stessi e gli altri dobbiamo essere capaci di praticare il perdono. Come l'amore, il perdono ha il potere di far maturare le forze della purezza e di affermare le qualità della pazienza e della compassione. Crea lo spazio per un rinnovamento e una vita libera dall'asservimento al passato.
Quando siamo prigionieri delle nostre azioni passate o delle azioni degli altri, la nostra vita non può essere vissuta pienamente, poiché il risentimento, il dolore ingiustamente subito, lo spiacevole retaggio del passato concorrono a chiudere i nostri cuori e perciò a restringere il nostro mondo…
Perdonare non significa condonare un'azione nociva o negare l'ingiustizia e la sofferenza; è una cosa che non dovrebbe mai essere confusa con la passività verso la violenza o l'abuso. Il perdono è un abbandono interiore della colpa o del risentimento. Quando il perdono cresce può prendere qualsiasi forma esteriore, possiamo cercare di fare ammenda, chiedere giustizia, decidere di farci trattare meglio o semplicemente lasciarci una situazione alle spalle.      

martedì 2 dicembre 2014

I GAY? SERVONO ALL'EVOLUZIONE UMANA PERCHÉ…



Ancora una mail che mi ripropone il dramma di un ragazzo che soffre per la condizione di omosessuale non sempre accettato dagli altri. Damiano, 23 anni, studia e ha amici simpatici all'università cui si è iscritto in una grande città. I compagni di studi hanno capito il suo orientamento sessuale e l'hanno accettato pienamente. Il problema però, è che è nato e vive in un piccolo centro, dove fino a poco tempo fa, per non essere oggetto di battute più o meno pesanti, espresse in modo più o meno esplicito, aveva tenuta nascosta la propria condizione. Recentemente, però, si è confidato con un amico compaesano che credeva leale e sincero il quale però, dopo una prima reazione improntata alla perplessità ma sostanzialmente neutra, ha cominciato a osteggiarlo apertamente. Con lui, racconta Damiano, sono cominciate discussioni infinite sull'omosessualità e questo ragazzo è arrivato a dire che non capisce che cosa ci facciano gli omosessuali nell'ambito della società, che ruolo di utilità possano svolgere, affermando che li considera come cellule cancerose impazzite, quasi delle pericolose metastasi. Inutilmente Damiano ha citato un lungo elenco di artisti, poeti, musicisti, intellettuali del passato e contemporanei che hanno dato alla società contributi eccezionali, opere e idee immortali, ma non è riuscito a far cambiare idea all'amico. La sua mail mi è arrivata tempo fa e sinceramente non sapevo proprio che argomentazioni suggerirgli oltre a quelle da lui già sostenute con l'amico, tranne magari fargli osservare che le differenze esistono in natura a tutti i livelli e dunque sono “previste” e  “volute” da quella che potremmo definire “Vita”, “Coscienza cosmica” o in qualunque altro modo la si voglia chiamare. Ma mi rendevo conto di non potergli suggerire niente di “scientifico”. Nei giorni scorsi mi è arrivata forse la soluzione del mio problema nei suoi confronti. Ecco, caro Damiano, nel ringraziarti di seguire questo modesto (ma spero utile) blog, che cosa hanno detto proprio recentemente, in sostanza, alcuni ricercatori dell'Università di Portsmouth, nel Regno Unito, in uno studio pubblicato dal magazine Archives of Sexual Behavior.

«I pensieri e i comportamenti omosessuali hanno, nel corso dei secoli, contribuito a cementare molte amicizie poi rivelatesi funzionali all'evoluzione della specie e al miglioramento delle sue capacità sociali. L'omosessualità, quindi, è servita  e serve tuttora all'evoluzione della specie umana in quanto rafforza i legami sociali fra le persone dello stesso sesso».

Lo studio si è basato soprattutto sull'omosessualità femminile e sui livelli di progesterone nelle donne, ormone che oltre a essere molto importante durante il ciclo mestruale e la gravidanza, è anche responsabile del senso di amicizia e della tendenza umana a prendersi cura del prossimo. Un ormone che è presente anche negli uomini, seppure in quantità assai minori, ma che comunque anche nel genere maschile è coinvolto nella capacità di intrattenere e approfondire i rapporti sociali. E, sempre secondo quegli scienziati, il progesterone sarebbe legato proprio ai comportamenti omosessuali.
«Il sesso non serve solo a fini riproduttivi - conclude la ricerca - ma a tanti altri, compreso quello di rafforzare i legami sociali».

Dunque, Damiano, prova a portare questi argomenti nelle vostre discussioni, anche se temo che nessuna argomentazione, neppure la più convincente, riuscirà a far cambiare idea al tuo amico. Ciò che mi inquieta, però, lasciamelo dire, è che tu continui a considerarlo tale. In fondo, non sta dimostrando un comportamento amichevole verso di te, e mi domando se dopo tutto non faresti meglio ad andare per la tua strada, lasciando che lui vada per la sua, forte delle sue convinzioni che sfidano non solo la razionalità o la scienza, ma forse anche il buonsenso.





giovedì 27 novembre 2014

POTREBBERO ESISTERE ESSERI EXTRATERRESTRI?

Sopra, La Via Lattea. Sotto, l'attrice
 americana Jodie Foster nel film Contact, diretto
dal regista Robert Zemeckis nel 1997. 



Meditazione del 15 Novembre
(da Meditazioni quotidiane - Pensieri di trasformazione di Dede Riva, Edizioni Mediterranee)

La Via Lattea comprende quattrocento miliardi di astri. Circa il 10% di essi assomiglia al Sole per età cosmica e per composizione chimica ed astrofisica. Questo significa che esistono quaranta miliardi di astri che possono essere al centro di sistemi analoghi al nostro. Ma non basta: l'astronomo americano Richard Terrile è convinto che in questi quaranta miliardi, il 10%, cioè quattro miliardi, presentino caratteristiche che li rendono, entro certi limiti, simili alla Terra. Non sono né troppo freddi né troppo caldi, e potrebbe quindi esserci vita; magari non come noi immaginiamo, ma comunque vita.
Quattro miliardi! Quattro seguito da nove zeri! Quattromila milioni di pianeti, diversi da quelle immagini polverose e fredde ad un tempo delle fotografie della Luna alle quali siamo abituati; su questi possono esserci piante, animali, esseri dotati di coscienza. E, se possiamo pensare che su alcuni di essi ci sia una vita di livello meno evoluto del nostro, possiamo – ma forse sarebbe più giusto dire dobbiamo  –  pensare che su altri ci siano piani di esistenze più elevate di quello terrestre.
Ecco allora che, come noi ci muoviamo all'interno del nostro Pianeta per portare aiuto alle popolazioni più bisognose, insegnando loro ciò che noi siamo arrivati a conoscere, nulla vieta di pensare che lo stesso possa succedere su un piano interplanetario e che esistano quindi esseri che desiderano comunicare con noi. E del resto l'idea di un contatto con extraterrestri, oltre ad essere entrato da tempo nel nostro immaginario collettivo, non viene scartata a priori dal mondo scientifico.
Forse passerà del tempo prima che queste supposizioni si concretizzino in informazioni più precise, ma se quando alzi gli occhi a guardare il cielo, ti viene il desiderio di salutare questi ipotetici abitatori, non avere remore ed invia loro un pensiero d'amore.
Se non dovesse arrivare a quei destinatari, ci sarà sempre qualcuno che potrà intercettarlo e sarà sicuramente qualcuno che di quel pensiero ha bisogno.  

LE PAROLE DEL BUDDHA SULLA “GENTILEZZA AMOREVOLE” (O “METTA”)


Ecco quanto dovrebbero fare
Coloro che sono versati nel realizzare il bene
E che conoscono il cammino della pace:
Siano abili e giusti,
Franchi e gentili nel parlare,
Umili e non presuntuosi,
Contenti e facilmente soddisfatti,
Liberi da preoccupazioni e frugali nei loro bisogni.
Pacifici e calmi, saggi e abili,
Non orgogliosi né esigenti,
Non compiano azioni indegne
Che il saggio poi biasimerebbe. 
Siano desiderosi, 
nella felicità e nella sicurezza,
Che tutti gli esseri possano avere l'animo lieto,
Di qualsiasi tipo possano essere:
Siano essi deboli o forti, nessuno escluso:
Grandi o potenti, medi, bassi o piccoli,
Visibili e invisibili,
Quelli che vivono vicino o lontano, 
Che sono nati e che nasceranno. 
Possano tutti gli esseri avere l'animo lieto!
Nessuno inganni l'altro,
O disprezzi qualunque essere, in qualsiasi circostanza.
Nessuno, a causa dell'ira o del risentimento,
Auguri un danno all'altro.
Proprio come una madre protegge con la vita
Il proprio figlio, il suo unico figlio, 
Così, con affetto sconfinato,
Essi dovrebbero amare tutti gli esseri viventi, 
Irradiando benevolenza sul mondo intero:
In alto verso i cieli
E in basso negli abissi;
Senza impedimento e liberi, 
Privi di odio e risentimento.
Che stiano seduti o camminino,
Che siedano o si stendano, 
Liberi dall'indolenza,
Dovrebbero fissare la mente su tale consapevolezza:
Questa è stata definita una dimora divina.
Non abbracciando alcuna opinione,
Avendo una retta visione, l'uomo dal cuore puro,
Liberatosi da tutti i desideri dei sensi,
Certamente non tornerà a nascere in questo mondo. 

(Metta Sutta - Suttanipata, 143-152)


lunedì 1 settembre 2014

IL MODO MIGLIORE PER PORTARE LA PACE IN NOI STESSI E NEL MONDO SECONDO THICH NHATH HANH


Ancora una volta soffiano venti di guerra. Vicino a noi, al confine della nostra Europa. Putin minaccia l'Ucraina e, quindi, anche noi. Nel vicino Oriente, gli islamici più estremisti minacciano di distruggere la civiltà dell'Occidente. È sete di potere? Desiderio di vendetta per veri o presunti atti di sopraffazione? Ovviamente ciascuno dei contendenti si dice dalla parte della ragione e, nel caso degli islamici, essi si dichiarano ispirati da Allah. Ma è sempre la lotta tra gli “ego” e il rifiuto di collaborare e trovare un accordo soddisfacente per tutti  a venire a galla. Così le posizioni estreme prevalgono, e assieme a queste la violenza, la barbarie, la morte, in nome di concetti e credenze che esistono solo nelle menti di chi li ha pensati, ossia di fumo. E solo per questo si uccidono individui che provengono dalla stessa origine degli assassini, che hanno la stessa matrice divina e sono una piccola parte della stessa Forza, Energia, che ha creato tutto e tutti noi. È la bestemmia più grande che possa esistere.
Sentiamo ancora una volta che cosa ci dice quel monaco illuminato che è Thich Nhath Hanh nel suo piccolo ma straordinario libro intitolato Paura - Supera la tempesta con la saggezza, Bis Edizioni, al capitolo “La comunicazione ci tiene al sicuro”.

«Se desideriamo la sicurezza, dovremo costruircela. Cosa ci serve per fabbricarla? Le fortezze, le bombe o gli aeroplani non servono ad allontanare la paura, anzi probabilmente la faranno aumentare. Gli Stati Uniti d'America hanno un esercito molto potente e le armi più avanzate del mondo, eppure gli americani non si sentono al sicuro: hanno paura e si sentono vulnerabili. Perché dev'esserci qualcos'altro, un modo per trovare davvero rifugio, per sentirsi davvero protetti… Aiutare gli altri a sentirsi al sicuro è la maggiore garanzia per la nostra sicurezza.
Il vostro Paese non vivrà in sicurezza se non fate niente per aiutare gli altri Paesi a sentirsi al sicuro con voi. Se gli Stati Uniti vogliono la sicurezza, devono occuparsi di quella degli altri Paesi. Se la Gran Bretagna desidera sentirsi al sicuro deve pensare a far sentire al sicuro le altre comunità. Chiunque di noi potrebbe essere vittima della violenza e del terrorismo: nessun Paese ne è immune. È più che evidente che la polizia, le forze armate e anche la massima potenza di fuoco non possono garantirci una vera sicurezza. Forse la prima cosa da fare è dire: “Caro amico, capisco che vuoi vivere in sicurezza, anch'io desidero la stessa cosa, perciò perché non lavoriamo insieme?” È una cosa molto semplice da fare, eppure non la facciamo.
La comunicazione è la pratica. Viviamo in un'epoca caratterizzata da tanti mezzi di comunicazione sofisticati - posta elettronica, cellulari, sms, Twitter, Facebook - eppure è molto difficile per gli individui, i gruppi e le nazioni
comunicare fra loro. Sembra che, per parlare, non riusciamo a usare le parole, così finiamo per usare le bombe. Quando arriviamo al punto di non riuscire più a comunicare con le parole e ricorriamo alle armi, significa che abbiamo ceduto alla disperazione…
Da quando è iniziata la cosiddetta guerra globale al terrorismo, abbiamo speso miliardi di dollari, ma abbiamo solo creato più violenza, odio e paura. Non siamo riusciti a eliminare la paura, l'odio e il risentimento, né nelle loro espressioni esteriori come il terrorismo né, cosa più importante, nella mente delle persone. È tempo di meditare e di trovare un modo migliore per portare la pace in noi stessi e nel mondo. Solo con la pratica dell'ascolto profondo e della comunicazione gentile potremo contribuire a eliminare le percezioni sbagliate, che sono alla base della paura, dell'odio e della violenza. Non si possono eliminare le false percezioni con un'arma da fuoco».

AIUTO! LA PLASTICA STA FORMANDO UN NUOVO CONTINENTE NEL NORD-PACIFICO!


                      

A proposito di bottiglie e altri oggetti di plastica abbandonati incautamente qua e là sul territorio, sugli argini dei fiumi, sulle spiagge e in mille altri posti, vorrei invitarvi a leggere questo articolo, non recentissimo ma molto esplicativo, su un grave fenomeno che si sta verificando in particolare nell'Oceano Pacifico del Nord, ma anche in altri mari, e sul quale Patrick Deixonne, esploratore e navigatore francese, sta cercando in tutti i modi di sensibilizzare l'opinione pubblica. 

da Il Fatto Quotidiano del 21 Maggio 2013

PLASTICA, SPEDIZIONE NELLA DISCARICA DEL PACIFICO PIÙ GRANDE DEL MONDO 
di Leonardo Martinelli   

Dopo vari incidenti di percorso è partita il 20 maggio da Oceanside, nel sud della California, la spedizione di Patrick Deixonne, esploratore francese, per analizzare in maniera scientifica il “settimo continente” e tracciarne una prima mappa. Di cosa stiamo parlando? Del “continente di plastica”, un’enorme isola galleggiante che si è formata nel corso del decenni nel Nord del Pacifico a causa del gioco delle correnti. Parte delle bottiglie, spazzolini, reti, imballaggi di ogni tipo scaricati in mare, praticamente 5 milioni di pezzi di plastica al giorno a livello mondiale, secondo i dati del’Onu, si addensano proprio lì. Così si è formato una sorta di nuovo continente, più grande dell’India, esteso su 3,4 milioni di chilometri quadrati, secondo le stime del Cnes, l’agenzia spaziale francese, che patrocina, assieme alla Nasa, l’iniziativa di Deixonne.
Il settimo continente non può essere individuato con i satelliti. Bisogna andare sul posto per studiarlo, con un’imbarcazione e particolari strumenti di misurazione. Ed è un po’ incredibile che i primi a farlo siano dei francesi, non proprio direttamente toccati dal problema. 48 anni, membro della Società degli esploratori francesi, ex pompiere, originario della Guyana, Deixonne si imbatté nel problema nel 2009, attraversando il Nord del Pacifico durante una traversata a remi in solitaria. Da allora ha deciso di farne una crociata personale. Domani parte con un’imbarcazione in compagnia di specialisti, una biologa in particolare, mentre un’équipe di ricercatori li assisterà da terra. “Vogliamo effettuare misurazioni in più punti, per paragonare la concentrazione e la natura dei rifiuti”, ha precisato. In 6-7 giorni, partendo dalla costa californiana, dovrebbe raggiungere l’area più interessata dal fenomeno. Tutti via Internet potranno seguire in tempo reale la spedizione. Sarà anche installata una sonda su una boa derivante, per permettere una prima cartografia del problema. La spedizione, in realtà, avrebbe dovuto partire già l’anno scorso. Ma l’imbarcazione di Deixonne era stata bloccata in partenza da un guasto alla pompa dell’acqua, prodotto da una busta di plastica. Sistemato quel problema, in seguito una rete di pesca aveva provocato la rottura del timone. “Ma problemi del genere, dovuti all’eccesso di plastica in acqua – ha sottolineato l’esploratore –, sono sempre più frequenti in questa parte del mondo”.
Quella “zuppa di plastica”, come venne definita dall'oceanografo americano Charles Moore, il primo che, nel 1977, casualmente la scoprì, raggiunge in certi punti lo spessore di una trentina di metri. Ma in tutti questi anni pochi studi seri sono stati effettuati sulla più grande discarica galleggiante del mondo, “anche perché è situata in acque, fra le Hawaii e la California, poco interessate dalla navigazione mercantile o dal turismo – ha sottolineato nei giorni scorsi Deixonne – : il fenomeno, per il momento, riguarda solo gli scienziati e gli ambientalisti”. Peccato, perché non si tratta solo di un problema estetico. Quell'amalgama, in preda alle correnti del vortice subtropicale del Pacifico del Nord, si addensa sempre più e si trasforma in pezzetti sempre più piccoli, cordiandoli di plastica che vengono scambiati per cibo da cetacei, uccelli, pesci, tartarughe, che si ritrovano bloccato il sistema digestivo. Non solo: quell'ambiente si è rivelato propizio per la riproduzione di un emittero, l'Halobate sericeus, predatore di zooplancotn e di uova di pesce, ulteriore minaccia a uno squilibrio dell'ecosistema. 

Tutte le informazioni riguardanti questo fenomeno e sugli interventi attuati da Patrick Deixonne e da altri che assieme a lui tentano di farlo conoscere al pubblico e possibilmente porvi rimedio, sono su www.septiemecontinent.com.


Sopra, Patrick Deixonne.
 Sotto, il video da YouTube sull'argomento. 

giovedì 28 agosto 2014

DAL 19 AGOSTO SCORSO IL “CONTO CORRENTE” DELLA NOSTRA TERRA È IN ROSSO. CONSUMIAMO E PRODUCIAMO RIFIUTI PIU' DI QUANTO LEI POSSA METTERCI A DISPOSIZIONE E SMALTIRE


Meno di otto mesi nell'arco di quest'anno. Ecco il margine di autononia del sistema produttivo del nostro pianeta, che il 19 agosto è entrato in rosso. Quello è stato, appunto, l'overshoot day: vuol dire che a quella data abbiamo prelevato più di quanto abbiamo a disposizione fino a dicembre nel “conto corrente” della nostra Terra. Dal 20 agosto abbiamo cominciato a indebitarci, sottraendo beni e servizi al futuro perché gli ecosistemi non sono più in grado di rigenerarli. Piante, aria pulita, suolo fertile e così via: anno dopo anno, ci stiamo facendo fuori la dotazione che abbiamo ricevuto da una storia evolutiva durata oltre 3 miliardi di anni.
È quanto si deduce dai calcoli dl Global Footprint Network, il centro di ricerca che studia l'andamento dell'impronta ecologica dell'umanità, la capacità del pianeta di ricostituire le risorse e di assorbire i rifiuti, compresa la CO2.
«Il problema del superamento della capacità rigenerativa sta diventando la sfida del ventunesimo secolo: è sia un problema ecologico che economico» afferma Mathis Wackernagel, che ne è il presidente.
L'elemento più impressionante è l'accelerazione del trend negativo. Mentre negli ultimi anni si parla sempre più spesso di politiche ambientali, i numeri mostrano un quadro molto diverso. Nel 1961 l'umanità usava solo 3/4 della capacità della Terra di rigenerare cibo, fibre, legname, risorse ittiche e di assorbire gli inquinanti. All'inizio degli anni Settanta l'impronta ecologica dell'umanità ha superato la capacità di produzione rinnovabile del pianeta. E da allora il deficit è andato crescendo.
Oggi, l'85% della popolazione mondiale vive in Pasi che richiedono alla natura più di quanto i loro ecosistemi nazionali riescano a dare. E l'Italia è fra questi: consumiamo più di 4 volte le risorse disponibili sul nostro territorio. Peggio di noi il Giappone (7 volte di più) e gli Emirati Arabi (12 volte di più). Calcolando non il livello di efficienza delle singole economie, ma il rapporto tra consumi e risorse disponibili all'interno di ogni singolo Paese, il deficit degli Stati Uniti d'America viaggerebbe attorno al valore 2. E se lo stile di vita americano venisse esportato a livello globale, cioè se oltre 7 miliardi di persone consumassero come lo statunitense medio, sarebbe una vera catastrofe.
Già oggi, secondo i calcoli del Global Footprint Network, ci sarebbe bisogno di una Terra e mezza per produrre le risorse rinnovabili per sostenere l'impronta ecologica dell'umanità attuale. E, in base a una proiezione prudente, si arriverà a 3 pianeti prima della metà di questo secolo.
«C'è bisogno non solo di un cambiamento tecnologico, ma anche di una svolta negli stili di vita» osserva Roberto Brambilla di Rete civiva italiana. «Le aziende non possono più dirsi virtuose se si limitano a ridurre i propri consumi: devono anche mettere chi compra i loro prodotti nelle condizioni di non inquinare».
Ma bisogna fare presto. In caso contrario l'umanità rischia davvero grosso. Ciascuno di noi può fare qualche cosa per contribuire a ridurre eccessi e sprechi e a difendere il nostro pianeta, l'unica Casa di cui disponiamo. Se la distruggeremo, distruggeremo noi stessi. Quante volte, attraversando le bellissime dune di Maspalomas per andare sulla spiaggia, incontro lattine e bottiglie di plastica abbandonate da qualcuno che si comporta da vero incosciente. Ogni volta le raccolgo e le porto al più vicino luogo di raccolta dei rifiuti, a volte allungando anche la strada che dovrei percorrere. Lo faccio come piccolissimo contributo mio personale per salvare la nostra Terra. “Se un'altra persona si è comportata da incosciente, io non seguirò il suo esempio”, mi ripeto. E poi, ogni volta, mi sento orgoglioso di aver fatto anche solo un piccolo gesto per salvare l'ecosistema, per salvare questa meraviglia della natura che si chiama Terra e che noi minacciamo con il nostro comportamento arrogante, ignorante e superficiale. Già, viene proprio da dire (ed è la verità), che autentico Paradiso sarebbe la Terra senza gli uomini! Continuando così, saranno davvero loro a distruggerla. E pensare che ancora una volta la salvezza potrebbe venire dalla consapevolezza, dall'attenzione profonda per i gesti che compiamo. Se ci osservassimo attentamente, in profondità, mentre gettiamo una lattina o una bottiglia nell'ecosistema delle dune (o mentre compiamo qualunque altra azione che danneggia la Terra), credo che ci fermeremmo. Perché dentro di noi, nel profondo, tutti sappiamo quello che è giusto o ingiusto fare. Ma non ascoltiamo questa voce: preferiamo perderci in mille pensieri inutili e dannosi, rincorrere desideri e sogni che non approdano a niente se non  all'autodistruzione…

venerdì 22 agosto 2014

INTERDIPENDENZA O INTER-ESSERE: TUTTO CIÒ CHE ESISTE È CONNESSO ALLE ALTRE COSE ESISTENTI NEL COSMO



Si chiama Interdipendenze e dice testualmente così la bellissima meditazione del 22 Agosto tratta dal libro, che ho già citato altre volte, Meditazioni quotidiane - Pensieri di trasformazione di Dede Riva, Edizioni Mediterranee: 

“Hai mai provato a riflettere su tutte le connessioni che esistono tra un oggetto e tutto il resto del mondo che, in apparenza, gli sembrerebbe del tutto estraneo? 
Prendi una sedia, ad esempio, forse quella su cui stai seduto proprio in questo momento. Sembra che nulla ti leghi ad essa, sembra che tu sia un'individualità dotata di certe caratteristiche e di una massa fisica che niente ha a che spartire con le caratteristiche e la massa della sedia; appartenete addirittura a due regni della natura diversi, quindi, quale mai potrebbe essere il punto di interdipendenza?
Prova però a risalire all'origine della sedia: pensa al negoziante da cui l'hai acquistata, al falegname che l'ha costruita, a chi ne ha disegnato il progetto e ha stabilito quale era il legno migliore per realizzarla, all'albero che il taglialegna ha deciso di abbattere, al terreno che ha raccolto in sé il seme di quell'albero, all'acqua che, insieme alla terra, l'ha fatto crescere, ai sali minerali che le rocce hanno ceduto alla terra e che l'hanno nutrito, al sole ed alla luce che gli hanno consentito di vivere attraverso la sintesi clorofilliana, agli animali cui ha dato riparo e che hanno concimato il terreno tutt'intorno a esso, gli esseri umani cui ha fornito ossigeno in cambio dell'anidride carbonica necessaria alla sua vita, alle entità spirituali preposte alla conservazione del regno vegetale… Pensi ancora che tra te e questa sedia non esista nessuna rapporto? 

A qualsiasi essere o oggetto tu applichi questa ricerca, sempre troverai interconnessioni globali, a tutto tondo. 
E non appena il gioco delle interdipendenze ti svela le sue regole, nel tuo cuore fioriscono il rispetto, la comprensione, la compassione e l'amore per ogni forma di vita in Terra e in Cielo”. 

Concetti e parole profonde, come si può constatare, che parlano di una consapevolezza altrettanto profonda. E come non ricollegarvi l'insegnamento sulla natura dell'inter-essere che ci viene dal buddhismo, e che è magistralmente ricordato dal monaco vietnamita Thich Nhat Hahn in tanti suoi scritti, come per esempio nel bellissimo manuale intitolato Paura - Supera la tempesta con la saggezza, Bis Edizioni, un libretto pratico e ricchissimo di insegnamenti? Ecco che cosa dice Thich Nhat Hahn:

“Se guardiamo un foglio di carta in profondità, vedremo che è pieno di tutto ciò che è nel cosmo: la luce del sole, gli alberi, le nuvole, la Terra, i minerali, tutto, eccetto una cosa soltanto. C'è una cosa che manca: un sé separato. Il foglio di carta non può essere in virtù di se stesso soltanto: deve inter-essere con ogni altra cosa dell'Universo. Ecco perché la parola inter-essere ci può essere utile più della parola essere. In realtà essere significa inter-essere. Il foglio di carta non può essere senza il sole o senza la foresta: deve inter-essere con il sole e con la foresta.
Se ci domandassimo come il mondo abba cominciato a esistere, a essere, il Buddha ci risponderebbe in termini molto semplici: «Questo è, poiché quello è. Questo non è, poiché quello non è». Poiché c'è il sole, c'è il foglio di carta. Se esiste l'albero, esiste il foglio di carta. Non si può essere in virtù di se stessi soltanto: si deve inter-essere con ogni altra cosa nel cosmo. Questa è la natura dell'inter-essere. Non penso che la parola inter-essere sia contenuta nel vocabolario ma credo che presto vi verrà accolta, perché ci aiuta a vedere la vera natura delle cose, la natura dell'inter-essere.
Se siete imprigionati nell'idea di un sé separato, la vostra paura è grande. Ma se guardate in profondità e siete capaci di vedere “voi stessi” in ogni luogo, potrete liberarvi da questa paura… Questa è la pratica del guardare in profondità, la pratica della concentrazione sul vuoto, la pratica dell'inter-essere”. 

Un tema che si può in qualche modo ricollegare a quello dell'impermanenza di tutto ciò che esiste. Dice sempre Thich Nhat Hahn in Paura - Supera la tempesta con la saggezza. 

“Secondo la saggezza buddhista, la visione dell'immortalità, o permanenza, è una visione sbagliata. Ogni cosa è impermanente, tutto cambia in continuazione. Nulla resta uguale a se stesso per sempre. Dunque la permanenza non è la vera natura delle cose. Allo stesso modo affermare che dopo la morte non resta nulla è una visione sbagliata… L'immortalità è un concetto sbagliato, perché finora non si è mai visto niente di simile: tutto ciò che osserviamo è impermanente, in continua trasformazione. Tuttavia anche l'annichilamento è un concetto sbagliato.
Immaginate di parlare della morte di una nuvola: guardate in cielo e non vedete più la vostra nuvola preferita ed esclamate: «O, mia amata nuvola, non ci sei più! Come posso sopravvivere senza di te?» e piangete disperati. State pensando alla nuvola come se fosse passata dall'essere al non essere, dall'esistenza alla non esistenza.
La verità è che per una nuvola è impossibile morire. Morire significa che siamo qualcosa e poi improvvisamente nessuno. Abbiamo visto che non è così. È per questo che, quando festeggiamo il compleanno di qualcuno, invece di: «Buon compleanno a te!» faremmo forse meglio a cantare: «Buona continuazione a te!». La nostra nascita non è stata il nostro inizio ma solo la continuazione. Infatti esistevamo già, in altre forme…
Quando perdiamo qualcuno che ci è molto vicino a piangiamo la sua morte, dobbiamo guardare più a fondo. Quella persona continua a esistere, in qualche modo, e noi possiamo fare qualcosa per aiutarla ad avere una continuazione ancora migliore. È ancora viva, dentro di noi e intorno a noi. Guardando alle cose in questo modo, potremo ancora riconoscerle in forme differenti, proprio come riconosciamo la nuvola nella tazza del tè che beviamo. Quando bevete il tè con consapevolezza e concentrazione, potete avvertire che la nuvola è proprio lì, nella tazza, più vicina che mai. Non avete mai perso la persona che amavate: ha solo cambiato forma.
Questa è la prospettiva, la visione profonda che ci occorre per superare il lutto. Pensiamo di aver perso qualcuno per sempre, ma il nostro caro non è morto, non è scomparso: continua a esistere in nuove forme. Dobbiamo imparare a guardare in profondità per riconoscere la sua continuazione e sostenerla. «Mia amata/Mio amato, so che sei qui in qualche forma e percepisco davvero la tua presenza. Sto respirando con te, sto volgendo lo sguardo intorno per te. Godo della vita per te. So che ci sei ancora, molto vicino a me e dentro di me». In questo modo trasformeremo la nostra sofferenza e la nostra paura in comprensione risvegliata e ci sentiremo molto meglio.

Quando superiamo il concetto di nascita e di morte, cessiamo di esistere dominati dalla paura. L'idea di essere e di non essere può creare un enorme senso di paura. Quando la nuvola scompare nel cielo, essa non passa dall'essere al non essere ma continua sempre. La natura della nuvola è la non-nascita e la non-morte. La natura della persona che amate è la stessa e così è anche la vostra”. 
  


mercoledì 13 agosto 2014

LA TRAGICA FINE DI ROBIN WILLIAMS. E ORA SONO IN MOLTI TRA QUELLI CHE L'HANNO AMATO A CHIEDERSI: “PERCHÉ?“

                       
È proprio vero, come adesso stanno dicendo un po' tutti i media: con i tanti, memorabili personaggi che ha interpretato, ci ha commosso intensamente, ci ha fatto ridere e piangere, attraversando tutti i generi della recitazione cinematografica, e adesso che è uscito di scena in quel modo tanto tragico, siamo tutti sgomenti e addolorati. Abituati a vedere lui, come tanti altri divi del grande schermo, come esseri speciali, privilegiati, ricchi e amati, non riusciamo a capire come un attore affermato, ricoperto di fiumi di denaro (almeno in passato) per ogni film girato, possa finire così, con la vita annegata nell'alcol, nella droga e nella disperazione. E come abbia potuto decidere la lasciare volontariamente per sempre l'amata figlia Zelda e la terza moglie, in una fresca e luminosa mattina di piena estate, nella solitudine della sua splendida casa di San Francisco. Solo un mese fa era stato dimesso da una clinica dove si era ricoverato per una disintossicazione dall'alcol, e non era certo la prima volta. Dipendenza da sostanze, dalla fama e dai soldi (che negli ultimi tempi erano sempre più scarsi), ma possibile, senza tuttavia voler dare giudizi in merito, che gli affetti familiari contassero così poco? E, poi, sorprende che persone intelligenti, aperte, sensibili, come era certamente Robin Williamson, per curare le insondabili ferite dell'anima non sappiano andare oltre l'uso di stupefacenti e psicofarmaci, come se oggi il mondo non potesse offrire altre soluzioni, decisamente non pericolose e, al contrario, liberatorie, capaci di dare una prospettiva completamente diversa dalla quale osservare la vita? Basterebbe forse, in certi casi, affidarsi al conforto di un credo che dia una nuova forza interiore, un nuovo slancio capace di passare un colpo di spugna sulle angosce interiori, sul senso di vacuità che per alcune persone circonda la vita, su quel malessere che corrode l'anima da dentro e spesso, come in questo caso, non lascia scampo.


In tanti casi, una filosofia di vita ispirata, per esempio, agli insegnamenti del buddhismo potrebbe essere una via d'uscita. E di certo negli Stati Uniti questi hanno avuto una larga diffusione, probabilmente più che in Europa. Ma il problema è che in certi ambienti della società molto competitivi, molto duri, come quello dello star system cinematografico americano, non è facile resistere a certi richiami autodistruttivi  e inoltre bisogna riconoscere che certe coscienze, a causa di una sensibilità diversa, non sono ancora pronte ad accogliere tali insegnamenti, un po' come la terra arida per una prolungata siccità non è capace di accogliere e far germogliare i semi portati dal vento.
Eppure, ci insegna un grande maestro spirituale, uno dei miei preferiti, come è Thic Nhat Hanh, ci indica una strada facile e ardua nello stesso tempo: portare consapevolezza nella nostra vita come unico rimedio all'infelicità esistenziale. «Per essere felici - afferma in uno dei suoi tanti, bellissimi e avvincenti libri (Camminando con il Buddha - Zen e felicità, Oscar Mondadori, già citato nel precedente post e capitato ad hoc anche in questa occasione) - non serve una gran quantità di denaro, né di fama o di potere: per essere felici abbiamo bisogno di presenza mentale. Abbiamo bisogno di libertà – libertà dalle preoccupazioni, dall'avidità, dalle ansie – in modo da poter entrare in contatto con le meraviglie della vita che abbiamo a disposizione qui e ora».
È in fondo una concezione minimalista della vita,  che si affida a una presenza sensuale, al percepire, escludendo pensieri, giudizi e altri giochi della mente e dell'ego, tutto ciò che i sensi ci trasmettono a 360 gradi, così da essere in contatto diretto e continuo con la natura e il suo divenire, e in definitiva con la Vita e il suo scorrere. Parole che possono apparire scontate, una formula vuota, se le si esamina attraverso la mente stessa, invece in un certo senso rivoluzionarie vissute dal cuore.
E se Robin Williams, come tante altre persone tristi e depresse, avesse apprezzato con tutto se stesso le bellezze del mondo e della vita, se si attraverso fosse sentito vivo fino all'ultima fibra del suo corpo, sarebbe stato anche più propenso a scegliere di assistere in prima persona, anzi in prima fila, alla svolgersi del film della sua esistenza, fino alla parola “The End” scritta dalla vita stessa. Avrebbe potuto vivere altri momenti meravigliosi e altre sconfitte con lo stesso atteggiamento distaccato, ironico che fa dire “Ah, è così? Anche questo passerà”, anziché scegliere un finale diverso e, forse, non privo di conseguenza sul piano del karma individuale.
La vita di ciascuno è davvero come un film cui ognuno, ogni giorno, aggiunge una scena, è come un mosaico cui ciascuno ogni giorno unisce qualche tassello, ed è bello scoprire con il tempo come il film o il mosaico prendano forma, si arricchiscano e offrano sempre più un quadro d'insieme.
È vero, la vita non sempre è una compagna gradevole, non sempre ci appare amica, ma ci è comunque maestra, un po' come la morte. Come una madre severa ma comprensiva, dura ma caritatevole, ci pone davanti prove difficili (spesso conseguenza di nostre scelte sbagliate, di errori di condotta!) per farci capire dove abbiamo sbagliato, però ci offre anche la possibilità di rimediare, se lo vogliamo. Perché è indubbio che ogni giorno, consciamente o no, ciascuno di noi pone i semi di quello che ci accadrà domani o in futuro.




venerdì 8 agosto 2014

THICH NHAT HANH: «LA SICUREZZA E LA PACE NON SONO QUESTIONI INDIVIDUALI»


                                   

«Sono molto preoccupata, per non dire angosciata, perché in tutto il Medio Oriente e nel Mediterraneo, proprio a poche centinaia di chilometri da noi, ci sono conflitti che minacciano la pace mondiale» mi scrive Sara. «Basta un niente perché si allarghino e arrivino a coinvolgere altri Paesi, compreso il nostro, come in una sorta di scacchiera. E poi mi angoscia la sorte di quelle migliaia e migliaia di cristiani profughi in Iraq a causa di fanatici terroristi che, in nome di Allah, seminano terrore e morte tra chi non è della loro religione. Io li accoglierei, tutti quei profughi, in Italia, in Europa, non foss'altro per bilanciare l'arrivo cui stiamo assistendo di quella massa enorme di immigrati, per la totalità musulmani, che né il nostro Paese né l'Europa vuole respingere e che un giorno, quando saranno la maggioranza, decreteranno la nascita di un nuovo continente, l'Eurabia, e faranno di noi cristiani quello che stanno facendo in Irak. Del resto, l'hanno annunciato proprio recentemente di voler riconquistare l'Andalusia, “la terra dei loro avi” e conquistare Roma e il mondo intero... E la basilica di San Pietro diventerà una grande moschea come è avvenuto per quella di Santa Sofia a Costantinopoli?»
Non voglio e non posso in questa sede entrare nel merito delle catastrofiche previsioni di Sara né pronunciarmi su un fenomeno biblico che, certo, qualche preoccupazione può suscitare. Quello che vorrei puntualizzare, però, è la totale inconsapevolezza dei contendenti in questi conflitti, ognuno vittima del proprio ego e dei propri preconcetti e che fa sì che la follia umana non abbia mai fine, nonostante le innumerevoli distruzioni e le innumerevoli vittime causate in altrettante guerre da che l'umanità esiste. Ecco, per esempio le parole di grande attualità che il noto e amato monaco buddhista vietnamita Thic Nhat Hanh (nella foto in alto) esprime al proposito nel suo libro Camminando con il Buddha - Zen e felicità, Oscar Mondadori:
“Dire «O siete con noi o siete con i terroristi» dimostra che si è profondamente attaccati alla visione dualistica. È come dire «se non sei cristiano sei contro il Cristo»: non è certo teologia, questa, e non è corretto neanche dire «Se non sei con il Buddha sei contro il Buddha»: negli insegnamenti e nella pratica del buddhismo ci viene ricordato di continuo che il Buddha era un essere vivente e che non c'è distinzione alcuna fra il Buddha e gli altri esseri viventi. Se togli al Buddha la natura di “essere vivente”, quel che resta non è più un buddha. La sostanza di questo insegnamento si trova in tutte le tradizioni.
«O siete con noi o siete con i terroristi» non è una buona politica: non è neanche buona diplomazia, perché di certo i governi che la pensano diversamente non gradiranno un'affermazione del genere… Se davvero vogliamo che la pace sia possibile, dovremmo cercare di guardare alla realtà in modo che non generi separazioni. È così importante allenarci a una visione non-dualistica! Sappiamo per esperienza personale che se l'altro non è felice ci è molto difficile esserlo a nostra volta. L'“altro” può essere nostra figlia, il partner, un amico, nostra madre, nostro figlio, nostro padre, un nostro vicino; l'“altro”  può essere la comunità cristiana, la comunità ebraica, la comunità buddhista, la comunità islamica. Se ci rendiamo conto che la sicurezza e la pace non sono questioni individuali, agiamo spontaneamente in favore del bene collettivo. Tutto quello che facciamo per aiutare amici, vicini e altri paesi a essere più sicuri e più rispettati porta beneficio anche a noi. Altrimenti siamo prigionieri della nostra stessa arroganza: la visione dualistica ci porta ad agire sempre in modalità distruttive per noi stessi e per il mondo”.
Ma arriverà il giorno in cui l'uomo capirà finalmente queste semplici verità? Riuscirà un giorno a non identificarsi più con la propria emotività, i propri preconcetti e a diventare consapevole? Forse tra migliaia e migliaia di anni, ammesso che l'umanità o la Terra esista ancora? «Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno» disse Gesù, sulla croce, dei suoi torturatori. Parole che esprimono anche una drammatica accusa. «Non sanno quello che fanno» ossia «sono totalmente inconsapevoli, sia delle proprie azioni sia delle conseguenze cui queste porteranno». È la stessa, identica, posizione di molti capi politici o di Stato, di certi rappresentanti religiosi, di tutti quei militanti che in nome di Dio e della religione uccidono i loro simili, dimenticando che siamo tutti essere spirituali, scintille divine, che hanno preso sede in corpi impermanenti, anzi evanescenti come bolle di sapone. Tutti, indistintamente. Perché, allora, tanto egoismo, tanti soprusi, tante violenze, tanti massacri, tanto odio?

giovedì 22 maggio 2014

DA MASAMI SAIONJI, GRANDE MAESTRA SPIRITUALE GIAPPONESE, UN MESSAGGIO DI SPERANZA ALL'UMANITÀ CHE HA DIMENTICATO LA PROPRIA DIVINITÀ


Ana mi scrive da Segovia, in Spagna: «Viviamo in un mondo dominato dal consumismo, ma anche dalla violenza, dall'arroganza e dalla sopraffazione. Non solo tra uomini, ma anche da parte degli uomini sulla Terra, la nostra unica casa, il pianeta che ci dà la vita e che invece facciamo a gara per distruggere. E non è follia tutto questo? Davvero siamo diventati cattivi, spietati, disumanizzati? E davvero siamo ormai su una strada senza ritorno? Andando avanti così ci autodistruggeremo? Sono angosciata, ma non oso parlarne con nessuno, neppure con il mio partner perché temo d'essere incompresa e derisa. Perché so che tutti ormai sono assuefatti a questa mentalità e la trovano del tutto normale. Se ci penso mi sembra d'impazzire. Possibile che nessuno si accorga di questa follia generale?»

Ad Ana dico che la capisco molto bene e che sono assolutamente solidale con lei, perché in effetti l'umanità e il mondo sono incamminati su una cattiva strada che, se non interverrà qualcosa a cambiare la mente degli uomini, ci porterà a conseguenze gravissime per l'esistenza della Terra e per la nostra vita sul pianeta. Tra le varie personalità del mondo della cultura e dello spirito che si sono dimostrate più sensibili ai problemi della pace e al destino della Terra mi piace ricordare Masami Saionji, una maestra spirituale giapponese autrice di libri bellissimi, dai messaggi profondi, nei quali si è sforzata di instillare messaggi di pace, armonia, compassione tra gli uomini e di rispetto per il nostro pianeta. Saionji, allieva ed erede del messaggio di pace mondiale di Masahisa Goi, e a sua volta ambasciatrice della pace mondiale con incarichi prestigiosi come quello di Presidente del World Peace Prayer Society, ha dedicato la propria vita al risveglio e al conseguimento della coscienza globale per la pace personale planetaria. Ecco alcuni significativi brani tratti dal suo volumetto La felicità infinita, edito negli Oscar Mondadori, che a un quadro francamente preoccupante della condizione umana unisce un messaggio di speranza per il futuro.

«Oggi gli uomini hanno dimenticato il modo in cui deve pensare una persona sana. Una persona veramente sana coltiva sempre pensieri luminosi. Una persona veramente sana pronuncia soltanto parole che emettono onde luminose. Queste persone, poiché le loro menti emanano una salute perfetta, non concepiscono mai parole negative, né hanno necessità di utilizzarle…
Quando il vostro centro è sano, tutto intorno a voi è bello, giusto, amabile, gioioso e armonioso. Una luce chiara inonda la vostra mente e si irradia da voi. Senza sforzi particolari, siete grati naturalmente a tutto ciò che sostiene la vita e vi aiuta a crescere.
Gli uomini dotati di un animo sano non provano mai odio né gelosia verso gli altri. Non ne parlano male, non li feriscono, non li ridicolizzano. Non possono farlo. Non possono nemmeno immaginare simili cose, perché queste parole e queste azioni sono possibili soltanto alle persone che hanno animi sofferenti. Quando provate piacere nel fallimento di un altro, nella sua sventura o quando ne invidiate il successo, è segno che la vostra essenza non è più in buona salute. Vibrazioni negative hanno incominciato ad attaccarla.
Quando il cuore è in perfetta salute, voi fate e dite naturalmente cose che riflettono i vostri pensieri luminosi, salutari. Svolgete il vostro lavoro con zelo e gioia, e vi vengono in mente continuamente nuove idee. Sentite spontaneamente che lavorate non solo per voi, ma anche per gli altri. Poiché vi impegnate per il bene dell'umanità, i frutti dei vostri sforzi si moltiplicano.
Gli uomini dotati di un animo sano vivono naturalmente, senza pretese. Al contrario, molte persone immerse nella società materiale hanno cuori sofferenti. Si combattono, si maledicono, si odiano e si uccidono a vicenda. Anche loro avevano un tempo animi perfettamente sani. E i loro corpi erano in buona salute. Ma mentre le loro essenze si allontanavano gradualmente dalla salute, esse incominciavano consciamente ad interessarsi alle malattie fisiche.
Quando il vostro cuore è sano, desiderate stare in contatto con la natura. Aspirate ad essere uniti alla natura. I vostri pensieri sono sempre ariosi e chiari. Non potete fare a meno di amare gli altri e non siete soddisfatti finché non li avete aiutati. Seguite un sistema di vita positivo e i vostri pensieri sono colmi di luminose speranze. Evitate la disarmonia e i conflitti, e amate la pace. Potete percepire intuitivamente il divino. Poiché siete consapevoli della vostra divinità, siete grati a tutto ciò che vi permette di vivere…
Senza dubbio avrete sentito la frase: “Gli esseri umani sono figli di Dio”. Questo significa che gli uomini furono originariamente creati con animi sani. Essi non sono essenzialmente diversi da Dio, come invece molti credono erroneamente.
Se conservate un cuore sano, niente vi impedirà di cogliere la verità dell'esistenza. Il cuore sano è il vero Sé, una corrente di vita che fluisce dalla fonte dell'Universo. Il vostro vero Sé esprime naturalmente tutte le qualità illimitate dell'Universo: saggezza illimitata, energia illimitata e gratitudine illimitata. Le esprime nei pensieri, nelle parole e nelle azioni senza la minima difficoltà…
La nostra attuale situazione mondiale ci offre un quadro di guerre, di lotte, di fame, di epidemie e di disastri naturali che si verificano dappertutto. Non riusciamo a vedere la fine della paura, della sofferenza, della crudeltà e dell'indifferenza. Tutte queste condizioni ebbero origine quando gli uomini smarrirono le loro essenze sane.
L'umanità ha il cuore malato, ma, quando tutti recupereranno la loro salute originale, questo mondo sarà pieno naturalmente di pace e di armonia. Una società e una nazione composta di persone con spiriti sofferenti possono soltanto essere infelici, disarmoniche e distruttive, ma una società creata da persone con spiriti sani rifletterà sicuramente la pace, la felicità e la prosperità.
Lo stesso vale per gli individui. Un'esistenza creata da una persona con un animo malato o deteriorato sarà oscura e miserabile, ma persone con cuori sani seguiranno sistemi di vita floridi e pieni di pace e di felicità…
Questo è lo stato naturale di ogni essere umano. Tuttavia, quando l'animo è sofferente, ciò che è naturale non è più sentito come tale. Ogni cosa diventa deforme. Il modo in cui vedere e sentite le cose e il mondo in cui comunicate con la natura sono distorti…
Come possiamo conservare i nostri spiriti in salute? Quando sono afflitti, come possiamo ristabilire la loro felicità? Ognuno di noi deve attentamente ascoltare la verità che risuona dentro di sé.
Il Sé interiore ci fornisce continuamente le esatte informazioni che ci sono necessarie: la verità si riflette direttamente dal cuore dell'Universo. Proprio come gli uccelli migratori possono puntare con precisione, volando nel grande cielo, verso la loro destinazione, e come i giovani salmoni che sono nati in un fiume nuotano verso il mare e alla fine ritornano nello stesso fiume, così tutte le esistenze sono guidate dalla Legge Universale. Ogni cosa nella Grande Natura, mentre vive in armonia con le altre, dà piena espressione alla sua originaria saggezza divina seguendo il disegno universale.
Gli esseri umani, benché siano in grado di distinguere ciò che dà vita da ciò che dà morte, si sono dimenticati della loro illimitata saggezza divina. Ignorano le direttive dei loro Sé superiori e conducono esistenze prive di scopo e disperate, non afferrando nemmeno la minima verità sulla vita e sulla morte…
Un animo malato non può che produrre parole e azioni malate. Per quanto cerchiate, per quanto possiate resistere, il vostro spirito malato non può produrre frutti sani.
La prima cosa che dobbiamo compiere è riscoprire la nostra essenza sana. Dobbiamo ricordarci di ciò che abbiamo perso di vista… di ciò che esiste nel fondo di ciascuno di noi…
Perché non tentare di credere, a poco a poco, nel vostro stesso potere? Vi prego di credere nell'illimitata energia vitale che fluisce continuamente dentro di voi. Credete nel vostro vero Sé.
Credete nel vostro spirito originariamente sano. Rimettetelo al posto giusto, il più presto possibile. Potete sicuramente farlo. Niente è più bello che credere in se stessi.
Tutto ciò che è nell'Universo è in voi. Soltanto quando conoscerete questo principio, potrete vivere con piena fiducia. Questa è la verità assoluta: il vostro essere interiore coincide con quello di Dio.
Quando la vostra consapevolezza avrà raggiunto questo punto, scoprirete che ogni disarmonia è svanita dal vostro cuore. E saprete che solo la divinità esiste».

                                             Possa la pace prevalere sulla Terra.



Ed ecco ora, cara Ana, nella tua bellissima lingua, il castigliano, un toccante omaggio di Masami Saionji alla nostra amata Madre Terra, alla Natura e a Dio che le ha create:


«La tie­rra azul está viva.
La tie­rra mís­tica está des­per­tando.
Mon­ta­ñas, ríos y océa­nos,
Toda la natu­ra­leza está pul­sando y dan­zando con las vibra­cio­nes de Dios.
Incluso las pie­dras, rocas y mine­ra­les
Están res­pi­rando lenta y pro­fun­da­mente.
Así lo vean otros ó no,
Yo encuen­tro cla­ra­mente a Dios en luga­res como estos.
Ani­ma­les, plan­tas y peces, incluso peque­ños insec­tos
Des­bor­dan con las ale­gres vibra­cio­nes de Dios.
En celes­tial tran­qui­li­dad, el sol bri­lla alre­de­dor.
En terres­tre quie­tud, la tie­rra está descansando.
Nues­tros cuer­pos y todas nues­tras célu­las están bri­llando,
Y todas las cosas vivas están bri­llan­te­mente lle­nas de vida
Con la gran armo­nía del Universo.
Mon­ta­ñas y ríos,
Bos­ques y par­ques
Están bebiendo el bri­llo del sol.
En un campo, en una granja, en el cés­ped de un jar­dín,
El amor del sol en abun­dan­cia, le da vida a la natu­ra­leza.
La gra­cia del amor de Dios, rees­trena el futuro.
Yo veo a Dios viviendo en la Natu­ra­leza.
Los ani­ma­les obtie­nen ali­men­tos de la Natu­ra­leza,
Justo lo sufi­ciente para man­te­ner sus vidas.
Yo tam­bién encuen­tro a Dios en todos los ani­ma­les.
Adonde sea que mira­mos,
Si segui­mos mirando,
Dios aparecerá.
Yo ofrezco infi­nita gra­ti­tud a los ani­ma­les y las plan­tas.
Des­pierto con una tor­menta eléc­trica y una copiosa llu­via.
Nubes pesa­das cuel­gan sobre la tie­rra.
Un velo de oscu­ri­dad envuelve todo.
No es una mañana de sol.
Sin embargo, mi cora­zón des­pierta bri­llan­te­mente del plá­cido sueño,
Y se eleva al cielo.
Yo amo la llu­via. Amo la nieve tam­bién.
El aire cálido, el viento frío, o una ráfaga repen­tina,
Cada fenó­meno natu­ral es un men­saje del cielo.
Mis manos natu­ral­mente se unen en ora­ción,
Cuando ofrezco infi­nita gra­ti­tud a todos los fenó­me­nos celes­tia­les. Sólo enton­ces,
La tor­menta eléc­trica suena como el canto de las divi­ni­da­des.
El rugido del océano,
El mur­mu­llo de las olas.
El océano nos invita al reino de lo infi­nito.
El océano nos guía hacia la eterna libertad. Eterno mar!
Mar crea­tivo!
Mar que flu­yes libre­mente!
Los rit­mos del mar revi­ta­li­zan nues­tras vidas.
En nom­bre de la huma­ni­dad, yo agra­dezco a nues­tro que­rido mar.
El sol canta. El sol cele­bra.
El sol se rego­cija.
El sol es mi alma.
El sol es mi piel.
El sol es mi san­gre.
El sol es mi vida misma.
El sol existe pro­fun­da­mente den­tro de mí,
Así como tam­bién en el cielo azul.
Yo te agra­dezco, que­rido sol.
Cuando toqué el alma de la Madre Tie­rra,
Ella vibró y me sos­tuvo en sus bra­zos.
Calma y tier­na­mente,
Ella me guió hacia la pro­fun­di­dad de su espíritu.
Mi res­pi­ra­ción se fun­dió en las vibra­cio­nes de la tie­rra.
Fui uno con la Madre Tie­rra.
Esto fue cuando estaba en el campo.
Fue sólo un momento, mien­tras estaba cami­nando a solas.
Des­cu­brí que la tie­rra estaba viva.
La tie­rra estaba rego­ci­ján­dose, feliz». 

giovedì 10 aprile 2014

OSHO: ESISTE UNA SOLA MEDITAZIONE, E CIOÈ ESSERE TESTIMONI

Una ri-letttura, una rivisitazione che mi ha emozionato tantissimo. Ecco che cosa ha scritto Osho (parole semplici e magnifiche, fondamentali nella vita!) a proposito dell'importanza della consapevolezza e dell'essere testimone di tutto ciò che, di apparentemente banale oppure importante, facciamo nell'arco della giornata. Leggiamo attentamente:

Prima o poi è inevitabile che la mente si chieda: «Essere semplici osservatori, testimoni di tutto ciò che accade nel corpo, nella mente, nel regno delle sensazioni e delle emozioni non toglie ogni pensiero esistenziale? Un semplice testimone potrà mai cantare, danzare, gustare la vita?». Questo interrogativo sorge perché la mente teme moltissimo il tuo diventare un testimone. Come mai ne ha tanta paura? Perché il tuo diventare un testimone implica la morte della mente.
La mente vive nell'agire, nel fare, mentre essere un testimone è una condizione di non- fare. La mente teme di non essere più necessaria, se tu diventi un testimone. E in un certo senso ha ragione.
Quando in te sorge il testimone, la mente deve scomparire: allo stesso modo in cui, quando fai luce nella tua stanza, l'oscurità se ne deve andare: è inevitabile. La mente può esistere solo se tu resti profondamente addormentato, in quanto essa è uno stato onirico, e i sogni possono esistere solo nel sonno.
Diventando un testimone tu non dormi più, sei sveglio. Diventi consapevolezza, e sei assolutamente limpido, giovane e fresco, vivo e forte. Diventi una fiamma vivida, quasi ardessi da entrambe le estremità. In quell'intensità, in quella luce, in quella consapevolezza, la mente muore, si suicida. Per questo la mente ha paura e ti creerà ogni sorta di problemi, di dubbi. Porrà domande a non finire. Ti farà esitare di fronte a quel balzo nell'ignoto: cercherà di farti indietreggiare. Cercherà di convincerti: «Con me sei sicuro, protetto; con me vivi al riparo, ben custodito. Io mi prendo cura di te, sotto tutti i punti di vista. Con me puoi essere un esperto, abilissimo. Se mi lascerai, dovrai lasciare ogni tua conoscenza, dovrai abbandonare tutte le tue sicurezze, le tue certezze. Dovrai abbandonare la tua corazza e addentrarti nell'ignoto. Stai rischiando inutilmente, senza alcun motivo». La mente ti metterà davanti razionalizzazioni splendide, per non perdere la sua posizione di dominio: questo dubbio fa parte di quel gioco.
Di fatto, solo la consapevolezza di un testimone può ballare, danzare e gustarsi veramente la vita. Sembrerà un paradosso - lo è - ma tutto ciò che è vero è paradossale, ricordalo.
Quando sei nella mente, come puoi cantare? La mente crea infelicità: da quell'infelicità non può nascere canto alcuno. Quando sei nella mente, come puoi danzare? Certo, puoi compiere gesti definiti “ballo”, ma non si tratterà di una vera danza…
La vera danza accade solo quando sei diventato un testimone. Allora sei così beato che quella stessa beatitudine straripa dal tuo essere: quella è danza! La beatitudine stessa inizia a cantare, un canto si alza spontaneo. E solo quando sei un testimone puoi gustare la vita.
Un testimone non è uno spettatore, non vive slegato dalla vita.
Allora, cos'è un testimone? Un testimone è una persona che partecipa e tuttavia resta all'erta. Un testimone non è una persona in fuga dalla realtà. Vive in maniera di gran lunga più totale, con passione molto più intensa, tuttavia in profondità resta un osservatore, continua a ricordare: «Io sono la consapevolezza».
Provaci. Camminando per strada, ricorda di essere la consapevolezza. Continui a camminare, ma si aggiunge qualcosa di nuovo, un elemento che ti arricchisce, una bellezza nuova. Qualcosa di interiore viene aggiunto all'azione esteriore.
Diventi una fiamma di consapevolezza, e in questo caso il camminare avrà una felicità totalmente diversa: sei sulla terra e tuttavia i tuoi piedi non toccano affatto il suolo.
È ciò che diceva Buddha: attraversa il fiume, ma non lasciare che le acque tocchino i tuoi piedi.
Vivi sulla piazza del mercato, ma non permettere che il mercato entri nel tuo essere, vivi nel mondo e tuttavia non farne parte: ecco che cosa si intende con “consapevolezza testimoniante”.
Ecco cosa intendo quando vi ripeto, e lo faccio in continuazione: siate consapevoli! Io non sono contrario all'azione, ma le vostre azioni devono essere illuminate dalla consapevolezza. E dove potrai essere un testimone, se ti allontani dal mondo dell'azione? Il mondo dell'azione è l'opportunità migliore per essere consapevoli. Ti offre una sfida, rimane una sfida costante.
Puoi addormentarti o diventare un uomo d'azione, in questo caso sarai un uomo del mondo, un sognatore, una vittima delle illusioni; oppure puoi diventare un testimone pur continuando a vivere nel mondo. In questo caso le tue azioni avranno una qualità diversa: saranno vere azioni. Chi non è consapevole non agisce realmente, le sue azioni non sono realmente tali, sono re-azioni. Tale persona si limita a reagire.
Qualcuno ti insulta e tu reagisci. Insulta un Buddha: egli non reagisce, egli agisce. La reazione dipende dall'altra persona: preme un bottone e tu resti una semplice vittima, uno schiavo; funzioni come una macchina.
La persona reale che conosce cosa sia la consapevolezza non reagisce mai; agisce in base alla propria consapevolezza. L'azione non è prodotta dall'atto altrui; nessuno può premere un bottone dentro quella persona. Se sente, per sua spontanea volontà, che questa è la cosa giusta da fare, la fa; se sente che non è necessario fare nulla, resta quieta. Non reprime nulla; è sempre aperta, espressiva. La sua espressione è multidimensionale: canta, scrive poesie, danza, ama, prega, è compassionevole, fluisce.
Essere un testimone si fonda sulla semplice osservazione, e il miracolo dell'osservazione è questo: osservando il corpo, l'osservatore acquista forza; osservando i pensieri, ne acquista ancor di più; osservando le sensazioni, l'osservatore diventa ancora più forte. E quando osserva gli stati d'animo, l'osservatore è così saldo da poter restare se stesso, per cui osserva se stesso, come fa una candela nel buio della notte: non illumina solo la zona circostante, illumina anche se stessa.
Scoprire l'osservatore nella sua purezza è la più alta realizzazione nella sfera della spiritualità, perché l'osservatore che esiste dentro di te è la tua stessa anima, l'osservatore che esiste dentro di te è la tua immortalità. Ma non pensare, neppure per un solo istante, di averlo afferrato, perché in quel momento ti sfugge.
L'osservazione è un processo eterno; scendi a profondità sempre maggiori, senza mai arrivare alla fine, al punto in cui puoi dire di averla compresa. In realtà, più scendi in profondità, più diventi consapevole di essere entrato in un processo eterno, che non ha principio né fine.
Ma la gente non fa altro che osservare gli altri; non si preoccupa mai di osservare se stessa. Tutti guardano ciò che fanno gli altri  - è la forma di osservazione più superficiale - guardano come si vestono, il loro aspetto. Tutti stanno a guardare: l'osservazione non è affatto una novità, è già presente nella tua vita; deve essere soltanto approfondita, trasferita dagli altri e orientata verso le tue sensazioni, i tuoi pensieri, i tuoi stati d'animo interiori per arrivare, infine, all'osservatore stesso.
Usa questa energia di osservazione per trasformare il tuo essere. Ti può portare una beatitudine immensa, e benedizioni che non hai mai sognato. È un processo elementare, ma quando inizi a usarlo su di te diventa una meditazione.
Si può trasformare tutto in meditazione.
Qualsiasi cosa ti riconduca a te stesso è meditazione. Ed è importantissimo trovare la propria meditazione, perché in quella scoperta sarai felice. E poiché sarà una scoperta - non un rituale che ti viene imposto - sarai felice di approfondirlo sempre di più. E più andrai a fondo, più ti sentirai felice, in pace, più silente, più integro, più aggraziato, acquisterai una dignità maggiore…
Osservate il vostro corpo, e rimarrete sorpresi. Posso muovere la mano senza osservarla, e posso muoverla osservandola. Voi non vedrete la differenza, ma io potrò percepirla. Quando la muovo con attenzione, osservandola, ha in sé grazia e bellezza, possiede una quiete e un silenzio profondi.
Si può camminare osservando ogni passo, quella passeggiata darà tutti i benefici di un esercizio ginnico e in più i benefici di una grande meditazione, pur nella sua semplicità.
Non dovreste compiere un solo gesto inconsapevolmente. L'osservazione affilerà la vostra consapevolezza. Questa è la religione essenziale, tutto il resto non è altro che parole. Se riesci a osservare, non occorrerà altro.
Non esiste altro da fare con quel servitore indisciplinato che è la mente, se non questo: stare a guardare. In apparenza sembra una soluzione troppo semplice per un problema tanto complicato. Ma questo fa parte dei misteri dell'esistenza. Il problema forse è troppo complesso, ma la soluzione può essere semplicissima.
Osservare, essere testimone, essere consapevole sembrano parole elementari per risolvere l'intera complessità della mente. Una eredità di milioni di anni, una tradizione, condizionamenti, pregiudizi, come potranno scomparire con la semplice osservazione? Tuttavia, scompaiono.
Come diceva sempre Gautama il Buddha, se le luci della tua casa sono accese, i ladri non entrano; sapendo che il padrone è sveglio, visto che le luci sono riflesse dalle finestre, dalle porte, il ladro giudica inopportuno entrare.
Quando, viceversa, le luci sono spente, i ladri sono attratti dalla casa: l'oscurità è un invito irresistibile. E come diceva Gautama il Buddha, la stessa situazione è vera per i tuoi pensieri, le tue immaginazioni, i tuoi sogni, le tue ansie, tutta la tua mente.
Se è presente il testimone, è simile alla luce: quei ladri svaniscono. Mentre se quei ladri scoprono che non esiste testimone alcuno, iniziano a chiamarne altri, e altri ancora, l'invito è aperto a tutti.
Si tratta di un semplice fenomeno luminoso. Nel momento in cui accendi la luce, l'oscurità scompare…
La presenza del testimone è assenza della mente e l'assenza del testimone è presenza della mente.
Nel momento in cui inizi a osservare, pian piano, con il rafforzarsi del testimone, la tua mente si indebolirà sempre di più. E nel momento in cui si rende conto che il testimone è giunto a maturità, si assoggetterà e sarà uno splendido servo. È un meccanismo, può benissimo essere utilizzato; ma se il padrone non è presente, oppure è profondamente addormentato, allora il meccanismo continua a funzionare, per quanto gli è possibile, da solo. Nessuno gli dà ordini, nessuno gli dice di fermarsi, per cui la mente, pian piano, si convince di essere il padrone, e per migliaia di anni lo è stata.
Quando cerchi di essere un testimone essa lotta, si sente messa in dubbio. E ha scordato completamente di essere solo un servitore. Da tempo immemorabile tu sei assente, non ti riconosce più. Ecco perché esiste tanto conflitto tra il testimone e i pensieri. Ma la vittoria finale non potrà che essere tua, perché sia la natura che l'esistenza vogliono che tu sia il padrone e che la mente sia il servitore. In questo modo le cose tornano in armonia, e la mente non può errare. In questo modo tutto è essenzialmente rilassato, silente, e fluisce verso il proprio destino.
Non devi fare altro che osservare: questa è l'essenza della meditazione. Esistono centododici metodi di meditazione. Io li ho visitati tutti, non dal punto di vista intellettuale. Mi ci sono voluti anni per sperimentare ognuno di quei metodi e per scoprirne l'essenza. E dopo averli sperimentati tutti, sono rimasto stupito, scoprendo che l'essenza è identica, ed è l'essere testimoni; ciò che non è essenziale in quei metodi varia, ma il centro di ognuno di loro è l'essere testimone.
Per questo vi posso dire che esiste solo una meditazione nel mondo intero, e cioè l'arte dell'essere testimone. È sufficiente questo: l'osservazione opererà l'intera trasformazione del tuo essere e ti aprirà le porte della verità, della divinità, della bellezza.

Direi che è davvero l'essenza della meditazione. E che non c'è altro da aggiungere. Stupefacente nella sua semplicità!