mercoledì 5 aprile 2017

I PENSIERI? SONO NELLA MENTE COME LE NUVOLE NEL CIELO


Quando scopro o riscopro concetti assolutamente fondamentali per il progresso nel cammino spirituale (nel senso più ampio del termine), mi viene subito voglia di condividerlo con il maggior numero di persone, perché possano vivere la stessa emozione e ricevere una luce, un faro che risplenda irresistibilmente nel buio dell'esistenza. Se messaggi simili fossero accolti da tante, tantissime persone, il mondo e la vita su questo pianeta migliorerebbero, perché gli uomini cesserebbero di essere violenti, molte volte disumani, e anzi sarebbero non più schiavi del proprio ego, della propria mente, ma davvero illuminati nel profondo, liberati dal samsara, dai vincoli che ci legano al mondo, ai livelli bassi dell'esistenza.
Ecco un passo fondamentale nell'insegnamento di Osho, tratto dal volume Yoga: la scienza dell'anima, Oscar Mondadori, che è in pratica un commento ai sutra sullo yoga di Patanjali. Verso la fine di questo brano, Osho esprime una metafora bellissima. E importanti insegnamenti sui meccanismi fuorvianti che portano all'identificazionecon i pensieri e le sensazioni.
Ecco di seguito che cosa dice Osho:


Lo yoga è stato definito in molti modi, con definizioni diverse. Alcuni dicono che lo yoga è l'incontro della mente con il divino: ecco il motivo per cui si chiama yoga, perché yoga significa incontro, unione, unire insieme. Altri dicono che yoga significa abbandonare l'ego. L'ego è la barriera, e nel momento in cui lo trascendi sei unito al divino; a causa dell'ego sembrava che tu ne fossi separato, di fatto eri già unito a lui. Ci sono molte definizioni dello yoga, ma quella di Patanjali è la più scientifica. Dice:

Yoga è l'arresto delle funzioni mentali.

Yoga è lo stato di nonmente. La parola “mente” comprende tutto. l'ego, i desideri, le speranze, le filosofie, le religioni, le scritture. La parola “mente” comprende tutto: tutto ciò che tu puoi pensare è mente; tutto ciò che è conosciuto, che è conoscibile, fa parte della mente. Arresto delle funzioni della mente significa annullamento di ciò che si conosce, fine dello scibile. È un salto nell'ignoto. Quando non c'è mente, sei nell'ignoto. Lo yoga è un salto nell'ignoto, ma non è esatto definirlo “ignoto”; dovremmo definirlo come “inconoscibile”.
Cos'è la mente? Cosa fa la mente? Perché esiste? Di solito pensiamo che la mente sia un organo che agisce all'interno della testa. Patanjali non è d'accordo, e non lo sarebbero nemmeno coloro che hanno conosciuto la sostanza di cui è fatta la mente. Anche la scienza moderna non è d'accordo. La mente non è qualcosa di organico all'interno della testa. La mente è una funzione, una semplice attività.
Tu cammini e io dico che stai camminando. Che cosa sta camminando? Se ti fermi, se ti siedi, dov'è finito colui che che camminava? Il camminare non è qualcosa di organico, è un'attività. Per cui, se sei seduto, nessuno può chiederti: «Dove hai messo il tuo camminare? Poco fa camminavi, dov'è andato a finire colui che camminava?». Rideresti e diresti: «Camminare non è un fatto organico, è un'attività. Io posso camminare. Posso tornare a a camminare, e mi posso fermare. È un'attività».
Anche il pensiero è un'attività, ma a causa della parola “mente” sembra che sia qualcosa di organico. Sarebbe meglio dire “mentare”, proprio come si dice “camminare”. Mente significa “mentare”, mente significa pensare. È un'attività…

Yoga è l'arresto delle funzioni mentali.

Questa è la definizione di Patanjali. Quando non esiste mente, tu sei nello yoga. quando esiste la mente, non sei nello yoga. Puoi fare tutte le posizioni che vuoi, ma se la mente continua a funzionare, non sei nello yoga: se la mente continua a funzionare, a pensare, non sei nello yoga. Yoga è lo stato di nonmente. Se puoi essere senza mente senza esercitarti in nessuna posizione, sei diventato uno yogin perfetto. È già capitato a molte persone senza che assumessero posizioni particolari, e non è successo ad altre che avevano eseguito posizioni, o asana, per molte vite.
La cosa principale da comprendere è che quando non c'è attività del pensiero, ci sei tu. Quando non c'è attività della mente, quando i pensieri se ne sono andati come delle nuvole, quando sono scomparsi, il tuo essere, che è simile al cielo, si rivela. Esiste sempre, è solo nascosto dalle nuvole, nascosto dai pensieri.

Yoga è l'arresto delle funzioni mentali. 

…Cerca di capire: quando Patanjali dice nonmente, quando parla di arresto della mente, intende un arresto totale. Non ti permetterebbe di fare un japa, come ripetere: «Rama-Rama-Rama». Ti direbbe che questo non è arresto della mente: stai usando la tua mente. Ti direbbe: «Limitati a fermarla!», ma tu chiederesti: «Come? Come posso fermarla così, senza fare nulla?». La mente continua. Anche se ti siedi, la mente continua. Anche se tu non fai niente, la mente lavora.
Patanjali dice di osservare semplicemente. Lascia che la mente si muova, lascia che faccia quello che vuole. Limitati a osservarla. Non interferire. Sii solo un testimone, uno spettatore, distaccato, come se la mente non fosse tua, come se non fosse affar tuo, come se non ti riguardasse. Non esserne coinvolto!
Osserva semplicemente, e lasciala fluire. La causa del suo fluire risiede nella forza d'inerzia: poiché le hai sempre permesso di fluire, [lei] continua a farlo. Il movimento ha preso forza, per cui continua a muoversi. Limitati a non cooperare: osserva e lascia fluire la mente.
Per molte vite, forse milioni di vite, hai cooperato con lei, l'hai aiutata, le hai dato la tua energia. Il fiume scorrerà ancora per un po', ma se tu non cooperi, se guardi con distacco… La parola usata dal Buddha è upeksha, indifferenza: osservare senza coinvolgimento, semplice osservazione distaccata, senza fare assolutamente nulla; allora vedrai la mente muoversi per un po' e poi fermarsi da sola. Quando l'oscillazione è perduta, quando l'energia è svanita, la mente si ferma. E quando la mente si ferma, sei nello yoga: sei arrivato alla disciplina. Questo è il significato del sutra: Yoga è l'arresto delle funzioni mentali.

Allora il testimone è stabile in se stesso.

Quando la mente si ferma, il testimone si fonda su se stesso.
Se puoi limitarti a osservare senza essere identificato con la mente, senza giudicare, senza apprezzare o condannare, senza scegliere… se osservi semplicemente mentre la mente si muove, prima o poi viene il momento in cui la mente si ferma da sola, automaticamente.
Quando non c'è mente, il tuo io si limita a essere testimone. A quel punto sei diventato un testimone, un semplice spettatore, un drashta, un sakchhi. A questo punto non sei tu che fai, non sei tu che pensi. Semplicemente esisti, puro essere, il più puro.
Allora, il testimone è stabile in se stesso.

Negli altri stati c'è identificazione con le modificazioni della mente.

In tutti gli altri stati mentali, tranne che per lo stato di testimone, sei identificato con la mente. Diventi una sola cosa con la corrente dei pensieri, diventi una cosa sola con le nuvole: a volte con una nuvola bianca, oppure con una nuvola nera, a volte con una nuvola carica di pioggia, oppure con una nuvola vuota, ma comunque diventi una cosa sola con il pensiero, diventi una cosa sola con la nuvola, e perdi la purezza del cielo, la purezza dello spazio. Ti fai nuvoloso, e questo succede perché ti identifichi, diventi una cosa sola con i pensieri.
Arriva un pensiero: hai fame e il pensiero ti balena nella mente. Il pensiero dice semplicemente che c'è fame, che lo stomaco sente fame. Immediatamente ti identifichi. Dici: «Sono affamato». La mente stava solo ricevendo il pensiero della fame, ma tu ti sei identificato con esso, dici: «Io sono affamato». Questa è identificazione.
Anche il Buddha sente la fame, anche Patanjali, ma Patanjali non direbbe mai: «Io sono affamato». Direbbe: «Io sono un testimone. Mi accade di vedere questo pensiero mandato dalla mia pancia al cervello: “Io sono affamata”. La pancia è affamata». Patanjali rimarrebbe un testimone. Ma tu ti identifichi, diventi una cosa sola con il pensiero.

Allora il testimone è stabile in se stesso.
Negli altri stati esiste identificazione con le modificazioni della mente.

Questo è il significato della sentenza:

Yoga è l'arresto delle funzioni mentali.

Quando la mente si ferma, tu sei stabile nella testimonianza di te stesso. Negli altri stati, tutti eccetto questo, c'è identificazione. Tutte le identificazioni formano il samsara: sono il mondo. Se sei identificato, sei nel mondo, nella sua miseria. Se hai superato l'identificazione, sei liberato. Sei diventato un siddha, un liberato. Sei nel nirvana. Hai trasceso questo mondo di miseria e sei entrato nel mondo della beatitudine.
Quel mondo è qui e ora, adesso, proprio adesso! In questo preciso istante! Non hai bisogno di aspettarlo neanche per un momento. Diventa il testimone della mente e ti ci ritroverai immerso. Identificati con la mente e lo perderai…





sabato 4 febbraio 2017

SE SEI TROPPO ATTACCATO ALL'EGO, PER TE È FACILE ODIARE E AMARE È DIFFICILISSIMO


Davvero non esiste un Maestro più profondo, più mistico e nello stesso tempo più pragmatico e rivoluzionario di Osho. Mi basta riprendere in mano di tanto in tanto un suo libro per riscoprire la forza del suo messaggio e le splendide emozioni che comunica. Nel mio penultimo post avevo riportato un suo splendido passo sul desiderio e sulle analogie con il messaggio di Gesù su questo argomento. Sempre ne La saggezza dell'innocenza - commenti al Dhammapada di Gautama il Buddha, Universale economica Feltrinelli, ecco un altro diamante. Ci parla dell'amore, un sentimento molto oscurato e non praticato in tempi, come questi, di grande egoismo e grande aggressività, così come ci appare per esempio anche nei social media, che trasudano appunto odio e intolleranza. E Osho spiega molto acutamente il perché di tanto odio dilagante nella società attuale.

Amare è come respirare! L'amore è come il battito del tuo cuore, è come il sangue che circola nel tuo corpo.
L'amore è il tuo stesso essere… ma questo amore è diventato quasi impossibile. La società non lo permette. La società vi condiziona in modo tale da rendere l'amore impossibile e l'odio come l'unica possibilità. Pertanto l'odio è facile e l'amore è non soltanto difficile, ma impossibile. L'uomo è stato fuorviato. L'uomo non può essere ridotto in schiavitù se prima non viene fuorviato. I politici e i preti hanno cospirato in profondità nei secoli: hanno ridotto l'umanità a una folla di schiavi. Essi distruggono nell'uomo ogni possibilità di ribellione – e l'amore è ribellione, poiché l'amore ascolta soltanto il cuore e non si cura di nient'altro.
L'amore è pericoloso perché vi rende degli individui e lo stato e la chiesa non vogliono individui, non li vogliono proprio. Non vogliono degli esseri umani – vogliono delle pecore… Il modo migliore per distruggere l'uomo è distruggere la sua possibilità d'amare. Se l'uomo possedesse l'amore, le nazioni non potrebbero esistere, perché le nazioni si fondano sull'odio… Se apparisse l'amore, scomparirebbero i confini. Se apparisse l'amore, chi sarebbe più cristiano o ebreo? Se apparisse l'amore, scomparirebbero le religioni.
Se apparisse l'amore, chi andrebbe al tempio? A far cosa? Cercate Dio perché vi manca l'amore. Dio è soltanto il sostituto dell'amore che vi manca. Perché non siete colmi di beatitudine, perché non siete colmi di pace, perché non conoscete l'estasi, di conseguenza cercate Dio – altrimenti chi lo cercherebbe? Chi se ne occuperebbe? Se la vostra vita fosse una danza, avreste già raggiunto Dio. Il cuore che ama è colmo di Dio. Non ha bisogno di cercarlo, non ha bisogno di pregare, non ha bisogno di alcun tempio, né di alcun prete.
Di conseguenza, i preti e i politici sono nemici dell'umanità. E cospirano tra loro: perché il politico vuole comandare al tuo corpo e il prete vuole comandare alla tua anima. Hanno lo stesso segreto: distruggere l'amore. Così l'uomo non è altro che un essere fatuo, un essere vuoto che conduce un'esistenza priva di significato. Così essi possono fare quello che vogliono dell'umanità, nessuno si ribellerà, nessuno avrà sufficiente coraggio per ribellarsi.
L'amore infonde coraggio, l'amore porta via tutte le paure – e i vostri oppressori dipendono dalle vostre paure. Essi creano la paura in voi, mille e un tipo di paura. Siete circondati dalle paure, il vostro stato psicologico ne è colmo. In profondità remate di paura. In superficie conservate una facciata, ma dentro di voi avete strati su strati di paura.
Un uomo pieno di paura può soltanto odiare – l'odio è in frutto naturale della paura. Un uomo pieno di paura è anche pieno di collera, e un uomo pieno di paura è più contrario alla vita che favorevole a essa. A un uomo pieno di paura, la morte sembra uno stato di riposo. Un uomo pieno di paura è destinato al suicidio, è la negazione della vita. La vita gli sembra pericolosa, perché vivere significa che deve amare – come può vivere? Proprio come il corpo ha bisogno di respirare per vivere, l'anima ha bisogno di amare per vivere. E l'amore è stato completamente avvelenato.
Avvelenando la tua energia d'amore, hanno creato in te una scissione, hanno costruito dentro di te un nemico, ti hanno diviso in due. Hanno creato in te una guerra civile e tu sei sempre in conflitto. Nel conflitto dissipi la tua energia, di conseguenza la tua vita non conosce il brio, l'allegria. La tua vita non è straripante di energia, è una vita ottusa, insipida, priva di intelligenza. L'amore acuisce l'intelligenza, la paura la ottunde. Chi vuole che siate intelligenti? Non coloro che sono al potere. Come fanno a volere che voi siate intelligenti? Se lo foste, vedreste con chiarezza tutta la loro strategia, i loro giochi: essi vogliono che siate stupidi e mediocri. Certamente vogliono che siate efficienti nel vostro lavoro, ma non che siate intelligenti: di conseguenza l'umanità vive al livello più basso, al minimo del suo potenziale.
… Se l'uomo fosse lasciato a se stesso, non avvelenato, allora sarebbe semplice, molto semplice. Non ci sarebbero problemi. Proprio come l'acqua fluisce verso il basso e il vapore si eleva verso l'alto e gli alberi fioriscono e gli uccelli cantano: amare sarebbe così naturale e così spontaneo!
Ma l'uomo non è lasciato a se stesso. Come nasce un bambino, gli oppressori sono pronti a balzargli addosso, a frantumare le sue energie: a fuorviarle in modo tale, e a fuorviarle tanto in profondità, che la persona non diventerà mai consapevole di vivere una vita falsa, una pseudo-vita, di non vivere la vita che dovrebbe vivere, quella vita per la quale è nato, e di vivere invece una vita sintetica, di plastica, e che quella non è la sua vera anima. Ecco perché milioni di persone sono tanto infelici – perché in qualche modo sentono di essere state fuorviate, di non essere se stesse, che all'origine qualcosa non è andato per il verso giusto…
L'amore è semplice se si permette al bambino di crescere, se lo si aiuta a crescere in modo naturale – secondo il dhamma.
… L'odio non è naturale. L'amore è uno stato di salute, l'odio è uno stato di malattia e proprio come la malattia non è naturale. Accade soltanto quando ti sei allontanato dalle vie naturali, quando non sei più in sintonia con l'esistenza, quando non sei più in sintonia con il tuo essere, con la tua essenza più intima: allora sei ammalato, psicologicamente e spiritualmente ammalato. L'astio è soltanto un simbolo della malattia e l'amore è un simbolo di salute e interezza e di santità.
… Voi conoscete soltanto un modo di amare: cioè odiare gli altri. Potete dimostrare il vostro amore per il vostro Paese soltanto odiando le altre nazioni, potete dimostrare il vostro amore per la vostra chiesa soltanto odiando le altre chiese. Siete in un caos!
Le cosiddette religioni continuano a parlare d'amore e tutto ciò che fanno nel mondo è creare un odio sempre maggiore. I cristiani parlano d'amore e hanno creato le guerre di religione, le crociate. I maomettani parlano d'amore e hanno creato il jihad – le guerre di religione. Gli hindu parlano d'amore, ma potete leggere le loro sacre scritture – sono piene di odio per le altre religioni… E quelli sono ritenuti libri spirituali!
E noi accettiamo tutte queste insensatezze! Le accettiamo senza opporre resistenza, perché siamo stati condizionati ad accettarle, ci hanno insegnato che così stanno le cose. In questo modo, voi continuate a rinnegare la vostra stessa natura.
… Potete rinnegare la natura, ma non potete distruggerla. Rimane viva da qualche parte. Rimane viva da qualche parte nei profondi recessi del vostro essere. E per l'uomo questa è l'unica speranza. L'amore è stato avvelenato, ma non distrutto. Il veleno può essere espulso dal vostro organismo – potete ripulirvi. Potete vomitare tutto ciò che la società ha introdotto in voi con la forza. Potete abbandonare tutti i vostri credo e i vostri condizionamenti – potete essere liberi. La società non può tenervi per sempre in schiavitù, se decidete di essere liberi.
… L'odio è il polo opposto all'amore – così come la malattia è il polo opposto alla salute. Non avete bisogno di scegliere la malattia.
… La malattia ha alcuni vantaggi che la salute non può avere: non aggrappatevi a questi vantaggi. Anche l'odio ha alcuni vantaggi che l'amore non può avere: dovete stare molto attenti.
… Quando tu odii, il tuo ego è appagato: l'ego può esistere soltanto se odia, poiché odiando ti senti superiore, odiando sei separato, l'odio ti definisce, l'odio ti dà una certa identità. In amore l'ego deve scomparire, non sei più separato – l'amore ti aiuta a dissolverti con gli altri. È un incontro e una fusione.
Se sei troppo attaccato all'ego, per te è facile odiare e amare è difficilissimo. Sii attento, osserva. l'odio è l'ombra dell'ego e l'amore richiede un grande coraggio. Richiede un grande coraggio perché richiede il sacrificio dell'ego: soltanto coloro che sono pronti a essere nessuno sono capaci di amare. Soltanto coloro che sono capaci di diventare niente, completamente svuotati del proprio sé, sono capaci di ricevere il dono dell'amore dall'aldilà.
Se sarai attenta, Zareen [una sua discepola], l'amore diventerà molto semplice e l'odio diventerà impossibile. Il giorno in cui  l'odio diventerà impossibile e amare diventerà naturale, sarai arrivata a casa. Allora non dovrai andare più in alcun luogo – sarai arrivata a Dio.
Essere assolutamente naturali è aver trovato Dio.

giovedì 2 febbraio 2017

L'ERA DEGLI SMARTPHONE E DELL'IPERCONNESSIONE, ERA DELL'INCONSAPEVOLEZZA


Sempre a testa china, connessi su smartphone, tablet e computer per inviare messaggi o foto a ripetizione, curiosare in internet e fare ricerche per la scuola o acquisti on line. Molti giovani, soprattutto, come altrettanti zombie. In metro, sui tram, in treno, negli uffici pubblici, per strada, nei parchi, ovunque. Uno spettacolo desolante. Una tendenza che sta già portando e porterà sempre più chi indulge in questa iperconnessione a danni a tutti i livelli: fisico, mentale e perfino spirituale. 
Secondo un recente studio eseguito da Found!, un’agenzia italiana specializzata in comunicazione, attualmente sono oltre 26 milioni gli italiani con un profilo online. Interrogato sull’importanza dei social, il 51% degli italiani ha risposto che non potrebbe vivere senza, il 27% ha dichiarato di rimanere connesso fino a 8 ore al giorno e il 56% che il primo pensiero prima di andare a dormire e appena svegli è controllare le notifiche in arrivo. Comportamenti che possono non solo innescare vere crisi di “astinenza” nel caso la connessione non sia possibile, ma anche avere conseguenze negative sulla salute psichica e fisica soprattutto tra i non giovanissimi, vale a dire i non nativi digitali.
«Se l’utilizzo misurato può portare a indubbi vantaggi come la facilità di creare un gruppo o instaurare nuovi legami, quello “connossessivo” mette in pericolo il ruolo delle relazioni interpersonali e dello scambio diretto del proprio pensiero, annulla quel faccia a faccia che consente alle persone un interscambio diretto di parole e sentimenti alla base dell’innato bisogno di relazionarsi con gli altri, - spiega il sociologo Saro Trovato, fondatore di Found!. - Proviamo a pensarci: spesso parliamo a un’altra persona con lo smartphone in mano e non la guardiamo nemmeno più negli occhi, seguiamo qualsiasi discussione in maniera distratta perché siamo sempre in attesa che sul display possa arrivare una notifica o un messaggio. Perfino in famiglia, a tavola, capita che tutti armeggino con il proprio smartphone annullando qualsiasi condivisione. Tutto ciò sta cambiando il nostro modo di creare relazioni: i rapporti interpersonali sono destinati a diventare sempre più limitati nel tempo e instabili per il venir meno del piacere dello stare assieme. Alla base di questi comportamenti, è vero, c’è la paura della solitudine, oggi più forte che mai, ma l’iperconnessione rischia di farci piombare in relazioni e amicizie prettamente virtuali e isolarci ancora di più. Inoltre, se un tempo nella comunicazione verbale tra persone esistevano codici e limiti che non si oltrepassavano anche per non offendere chi ci stava di fronte, oggi, per il fatto di comunicare soprattutto per il tramite di telefono o social media, ci sentiamo autorizzati a dire tutto ciò che pensiamo, anche il peggio. E così l’aggressività tra le persone aumenta sempre più».
Stress, ansia, insonnia, depressione, distrazione e perfino seri rischi di mettere in pericolo la propria incolumità e la pubblica sicurezza dovuti al camminare con la testa china sul display o “smartphone walking”, magari con le cuffiette alle orecchie, sono altre conseguenze negative di questa dipendenza così come emergono da alcuni recenti studi, oltre che da alcuni fatti di cronaca. E non è tutto: molti giovanissimi guardano video porno on line in modo sfrenato e, sentendosi appagati come dichiarano, perdono interesse per la sessualità vera.  E poiché il sesso on line è violento, brutale, misogino, tanti se ne fanno un’idea distorta, patologica. Insomma, attenti: di hi tech senza regole si può anche perire. 
E che dire della perdita di consapevolezza? Concentrate su messaggi, tweet, commenti sui social media e così via, le persone perdono completamente la connessione con se stessi, con le proprie sensazioni e i propri sentimenti. Giorno dopo giorno il rischio è davvero quello di diventare completamente inconsapevoli, automi manovrati da quei maledetti smartphone. Non è una prospettiva incoraggiante per le prossime generazioni. In agguato, sempre più egoismo, aggressività, intolleranza, fragilità interiore, conflitti interpersonali e sociali, contrapposizioni tra nazioni, possibili conflitti. E tutto ciò che di tremendo deriva, appunto, da una semplice, ma terribile, realtà: l'inconsapevolezza.          

lunedì 30 gennaio 2017

OSHO: SE UN DESIDERIO TIRA L'ALTRO


Proprio nei giorni scorsi stavo rileggendo un bellissimo passo del volume La saggezza dell'innocenza - commenti al Dhammapada di Gautama il Buddha, Universale Economica Feltrinelli. Tratta del desiderio, inteso come avidità senza fine, una caratteristica che appartiene a molte persone, mai paghe di quello che possiedono e alla ricerca sempre di qualcosa di nuovo e di maggior valore. Oggi ho ascoltato un discorso proprio su questo argomento di Papa Francesco, affacciato a una finestra del suo appartamento in San Pietro. Evidentemente il tema è particolarmente sentito, anche alla luce di quanto si sa da tempo ma che è stato ribadito recentemente, e cioè che poche persone al mondo detengono la quasi totalità delle ricchezze esistenti, mentre una piccola percentuale è distribuita tra il resto di tutta l'umanità.
Ecco che cosa dice Osho (nella foto in alto), uno dei miei Maestri più amati, forse il più amato in assoluto:


Desiderio significa avidità di avere sempre di più. Desiderio significa insoddisfazione, insoddisfazione di ciò che hai, insoddisfazione del presente, quindi cerchi soddisfazione nelle tue speranze per il futuro. L'oggi è vuoto, puoi vivere soltanto sperando nel domani. Il domani ti porterà qualcosa… sebbene siano arrivati molti domani e se ne siano andati e quel qualcosa non sia mai accaduto, tu continui a sperare oltre ogni speranza. Arriverà soltanto la morte.
I desideri non sono mai appagati, è nella natura stessa delle cose che non possano essere appagati. La persona attenta guarda in profondità nella mente desiderosa e ride. La mente desiderosa è la mente più stupida possibile, perché desidera qualcosa che non può essere appagato per natura stessa delle cose. Proprio come non potresti mai ottenere l'olio dalla sabbia – potresti lavorare la sabbia all'infinito senza mai ottenerne l'olio; non esiste nella sabbia, quindi è una cosa impossibile – proprio così accade al desiderio che è soltanto un'illusione.
Ti tiene occupato – ovviamente questo è il suo proposito – ti tiene occupato, ti fa sperare, ti promette. Il desiderio è un politico, continua a farti promesse: “Aspetta soltanto – fra cinque anni tutto andrà per il meglio. Ancora cinque anni soltanto e poi il mondo per te sarà un paradiso”. I politici hanno fatto promesse per migliaia di anni e guarda come l'umanità manca di intelligenza: nonostante ciò continua a credere nei politici. Li cambia: quando si stanca di qualcuno, comincia ad ascoltarne un altro. Ma questo non è affatto un cambiamento. Un politico viene sostituito da un altro, per questo le democrazie vivono con sistemi bipartitici.
Un partito rimane al potere per cinque anni e viste le sue promesse voi continuate a sperare, finché vi sentite frustrati – non accade nulla. Le cose vanno peggio di prima, ma a quel punto l'altro partito che non è al potere comincia a farvi promesse. La vostra stupidità è tale che voi cominciate a credere nell'altro partito. Lo portate al potere: vi illuderà per cinque anni. Nel frattempo il primo partito che vi aveva delusi ridiventa credibile; di nuovo acquista credito, ha criticato il governo del secondo partito  e ha riacquistato rispetto ai vostri occhi. Ancora una volta stimola le vostre menti speranzose. La memoria della gente è assai corta, perciò i politici continuano a illuderla.
Il desiderio è un politico. Un desiderio occupa la tua mete per molti anni, poi ti ritrovi le mani colme di frustrazione, sei stanco, sei esaurito, lo lasci perdere – ma sei immediatamente preda di un altro desiderio. Un altro politico ti aspetta al varco. Persegui il denaro, ti stanchi, dimentichi il denaro e cominci a rincorrere il potere o la fama.
Il desideri è tanto astuto che può prendere perfino la forma della religione: può diventare religioso. È pronto a indossare qualsiasi maschera. Può cominciare a pensare al paradiso e ai piaceri paradisiaci. Può offrirti l'idea che in questa vita la felicità non sia possibile, ma nella prossima vita tu sarai in paradiso e avrai ogni sorta di appagamenti… vivrai sotto l'albero che appaga i desideri. Starai semplicemente seduto sotto l'albero, esprimerai un desiderio e questo si realizzerà. Quale desiderio esprimerai? I vostri desideri sono stupidi perché nascono dalla mente. Quali piaceri cercherete in paradiso? Un giorno prova a pensare di aver raggiunto il paradiso: cosa chiederesti? Chiederesti un albergo, una sala cinematografica, una donna, un uomo… cos'altro? Sempre le stesse cose e la conseguenza sarà la stessa frustrazione.

                    Il desiderio non attraversa mai il sentiero
                    degli uomini virtuosi e risvegliati.

Buddha dice: definisco virtuoso colui che sia diventato completamente cosciente che ogni desiderio è ingannevole e per questo il desiderio non attraversa più la sua mente. La sua mente rimane priva di desideri. Il solo modo per essere privi di desideri è rimanere attenti, sempre vigili [vale a dire testimoni, nota mia]. L'attenzione crea in te una luce e le tenebre del desiderio non possono entrare in quella luce.

                    Il loro splendore li rende liberi.

Quando sei attento, nel tuo essere c'è luminosità in te sorge una grande intelligenza. Comunemente l'uomo vive nella stupidità, l'uomo comune vive in modo davvero stolto. Nell'istante in cui tu entri in sintonia con la tua musica interiore, entri in sintonia con la meditazione, si sprigiona in te una grande intelligenza. Con questa intelligenza ti è impossibile cadere nell'inganno del desiderio. Con questa intelligenza cominci a comprendere le cose per quello che sono in realtà, smetti di ingannarti. Comunemente quando credi di comprendere non fai altro che fraintendere. Puoi pensare di essere molto intelligente, ma soltanto gli stupidi pensano di essere intelligenti. L'intelligenza è inconsapevole di se stessa. Funziona, funziona perfettamente ma non crea un'autoconsapevolezza, non è portatrice dell'idea di un ego, né di alcuna superiorità. È assai umile, assai semplice.
Ma così come vive, l'uomo continua a fraintendere. Legge la Bibbia e fraintende. Neppure i discepoli più vicini a Gesù lo compresero. Io ripeto che Gesù è uno dei Maestri più sfortunati che abbiano camminato sul pianeta – non soltanto perché è stato crocifisso e perché ha avuto solo tre anni di tempo per svolgere il suo lavoro, ma anche perché ha avuto un gruppo di seguaci stupidi.
Il giorno in cui Gesù fu catturato – ed era assolutamente chiaro che uno fra i suoi discepoli, Giuda, lo aveva tradito – egli chiese agli altri undici apostoli: “Avete qualcosa da chiedermi?” Sapete cosa gli chiesero? Gli fecero domande talmente sciocche che Gesù deve aver pianto. Deve aver pregato nella profondità del suo cuore, come fece più tardi sulla croce: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che chiedono”.
Cosa gli chiesero? Gli chiesero: “Maestro, tu ci stai lasciando e devi spiegarci chiaramente delle cose. Nel mondo di Dio, nel regno di Dio, quello del quale tante volte ci hai parlato, tu sederai certamente alla destra di Dio: chi siederà alla tua destra? Fra noi, chi sarà il secondo dopo te e chi sarà il terzo e il quarto? Come sarà la gerarchia?”.
Vedete che domanda! Il Maestro verrà crocifisso il giorno seguente e quegli sciocchi si preoccupano della gerarchia, di chi starà più in alto! Sono pronti a concedere a Gesù: “Benissimo, questo lo accettiamo, che tu sia secondo a Dio, ma chi sarà il terzo e il quarto e il quinto? Decidilo chiaramente perché tu te ne stai andando e potremmo non incontrarci tanto presto, perciò tutto deve essere stabilito con certezza!”.
La mente desiderosa, la mente ambiziosa – essi non avevano affatto compreso Gesù. Si dice che Gesù cadesse in ginocchio e pregasse, con le lacrime che scorrevano sulle sue guance… E deve aver pianto perché quello era il risultato di tutto il suo lavoro: quella gente. E aveva predicato loro di non avere desideri, di non essere ambiziosi. Aveva detto loro: “Coloro che sono i primi in questo mondo,  saranno gli ultimi nel mio regno divino e coloro che qui sono gli ultimi, là saranno i primi”. Ma non avevano capito che stava dicendo loro di non essere ambiziosi.

[Dove gli ultimi, secondo me, sono appunto le persone non ambiziose, che hanno estinto in sé i desideri, e che diventeranno primi nel senso di liberi dai vincoli terreni, realizzati spiritualmente, prediletti da Dio e dall'Esistenza].

giovedì 18 agosto 2016

BURKINI: SOLO UN INDUMENTO (TROPPO) CASTIGATO O SIMBOLO INQUIETANTE PER L'EUROPA?


È, purtroppo, l'argomento del giorno: burkini sì o burkini no? In proposito ho ricevuto una mail di Elisa da una città della Puglia. Lei è contraria a questo indumento sulle spiagge europee e, riassumendo, è d'accordo con quanto dice il primo ministro francese Valls per cui pensa che il costume integrale per le donne sia contrario ai valori dell'Occidente. «Quelle povere signore fanno una grande tristezza» dice Elisa. «Sono lugubri, come lugubre è la loro religione: contro la vita, contro la libertà, contro la gioia di vivere, contro natura, ossessionati dal sesso che reprimono, evidentemente. Che orrore! Ma quello che è peggio è che questa gente sta facendo di tutto per imporre anche a noi, che siamo i padroni di casa, le sue lugubri usanze. E ci riusciranno, a poco a poco, usando queste provocazioni come cavalli di Troia per fare breccia nella nostra democrazia che permette loro di fare quello che vogliono in nome della libertà di culto e di espressione. Basta vedere la posizione del nostro caro ministro degli interni Alfano! Però non è così a casa loro, dove la democrazia non esiste e se uno va in giro con il crocefisso al collo può essere incriminato e magari lapidato. E riguardo alla consigliera comunale di Milano, del Pd, Sumaya Qader, che va in giro velata per la città e dice che a lei il burkini piace e che non la rende meno libera, vorrei dire che invece rende meno libere noi donne europee. Che per noi rappresenta una minaccia che non possiamo accettare. E voglio vedere che cosa la suddetta consigliera comunale dirà fra qualche mese, quando si riaccenderenno le inevitabili polemiche su presepe sì, presepe no nelle scuole, con tanti presidi che lo aboliranno per non offendere la sensibilità degli musulmani! Si schiererà perché non venga abolito per rispetto alla sensibilità dei cristiani? Ragazzi, prepariamoci a convertirci tutti all'Islam con la forza e a tornare al medioevo e al terrore. È chiaro che vogliono conquistarci. Ma il fatto grave che ci sono europei che remano perché questo avvenga il più presto possibile. Vergogna!»
Sono d'accordo con te, Elisa: ormai l'islamizzazione dell'Europa è in corso e questo porterà a conflitti di popoli e religioni inenarrabili. È facile prevedere che l'Europa tra qualche decennio sarà un campo di battaglia da cima a fondo, e le continue polemiche di questi tempi sono solo le primissime avvisaglie. E farlo non è catastrofismo, ma realismo. Sulla Terra c'è sempre stata una rivoluzione dietro l'altra, è sempre stato così e sempre sarà. Al di là dell'indignazione, della paura e della disperazione, bisognerebbe assumere dunque un atteggiamento di osservazione della realtà così com'è, di presa di coscienza che tutto è in continuo mutamento. «Ah, è così?» bisognerebbe dire a se stessi, evitando il più possibile i giudizi. Il saggio è chi non si oppone al corso della vita. Può darsi, anzi è probabile, che un giorno l'Europa sarà in prevalenza islamica e che i nostri discendenti si dovranno asservire a questa religione. Durerà qualche secolo? Sì, se nel frattempo non interverrà qualche cambiamento epocale, dalle guerre atomiche ad altri eventi catastrofici imprevedibili attualmente. Come vedi, volendo c'è molto di cui preoccuparsi riguardo al futuro. Proprio come ciascuno di noi, soprattutto quando siamo più giovani, l'umanità è convinta di essere immortale, pensa che la Terra non avrà mai una fine e si comporta di conseguenza, in modo incosciente. E invece, per esempio, problemi come la mancanza di cibo e di acqua per i tanti miliardi di esseri umani che dovranno per forza viverci (a meno di emigrare su altri pianeti!) sono dietro l'angolo. Ma poi ci saranno altri cambiamenti ancora. Nulla è eterno. Anche il burkini passerà.

venerdì 12 agosto 2016

DALL'OSSERVAZIONE DELLE EMOZIONI (POSITIVE E NEGATIVE) ALLA CONSAPEVOLEZZA


Spesso sentiamo qualcuno dire: «Ah, se fossi un po' meno emotivo! Forse vivrei meglio…» E forse anche noi, almeno in certe occasioni perdiamo l'autocontrollo e ci facciamo dominare dalle nostre emozioni, molte volte reagendo nella vita in modo sbagliato, tanto da pentirci del nostro comportamento, in seguito, in tanti casi. Eppure i grandi saggi indiani e tibetani già millenni fa ci hanno insegnato che non è un male essere emotivi. Le emozioni che nascono nella nostra mente possono essere perfino nostre alleate nel cammino di autoconoscenza, di “risveglio” interiore. Proprio come le sensazioni che percepiamo grazie al fatto di avere un corpo. Basta trovare il modo per utilizzarle a nostro vantaggio, anziché subirle e permettere che abbiano il dominio su di noi. La parola chiave è: osservazione, consapevolezza.
Ecco che cosa scrive in proposito, nel suo libro Tibetan Vibration, Castelvecchi Editore, Sauro Tronconi*, ricercatore  che ha studiato e sperimentato, per poi insegnarle a migliaia di allievi in Italia e all'estero, le metodologie moderne e antiche, occidentali e orientali, di evoluzione dell'individuo e di consapevolezza. Un libro molto profondo che porta il sottotitolo: “Il percorso del principio della durata della vita” - Dall'antica Medicina tibetana un metodo innovativo per vivere a lungo.
Tronconi scrive, appunto:
«Le emozioni sono la chiave di accesso al tempo e alla consapevolezza oggettiva. Da sempre tutte le tradizioni religiose hanno posto l'accento sull'osservazione delle proprie emozioni per trascendere l'illusione e il desiderio che coinvolgono automaticamente il nostro corpocoscienza. Molto spesso si è fatto un uso degenere di tali pratiche, finalizzandole al controllo anziché all'evoluzione dell'individuo, ad esempio trasformando l'osservazione delle emozioni in repressione.
Imparare a osservare le emozioni senza farsi assorbire aiuta indubbiamente ad essere più lucidi e consapevoli, lasciarle fluire senza schiacciarle ci dà forza ed energia, accettare l'alternanza della gioia e del dolore godendo e utilizzando tutte le nostre esperienze porta energia all'interno invece di sprecarla inutilmente, crea motivazioni transpersonali alla nostra esistenza.
Imparare a osservare le emozioni ci fa uscire dall'automatismo del nostro piccolo ego, aprendo orizzonti molto più vasti, facendoci entrare in un universo ricco di opportunità. Vivere le emozioni, soprattutto, allarga il nostro tempo.
Secondo le scuole di consapevolezza che fanno capo al nome generico di “Quarta Via”, il lavoro di risveglio e di ampliamento dei propri centri e delle proprie facoltà interiori passa soprattutto dall'imparare a osservare le proprie emozioni e in particolare le emozioni negative. Esse sono considerate il massimo dell'automatismo e a ragione, essendo le emozioni il trasformatore in tempo reale della realtà oggettiva in realtà psicologica. Essere in preda a questo tipo di reattività automatica è estremamente distruttivo per se stessi e per gli altri. Tutte le emozioni come la rabbia, la gelosia, l'indignazione, l'autocommiserazione e la noia sono di carattere negativo e sono i puntelli principali utilizzati automaticamente dalla falsa personalità per impedirci di vedere e accettare la situazione oggettiva. La base delle emozioni negative è sempre l'immaginazione e l'identificazione. Immaginazione è qui intesa come stato di sogno a occhi aperti con conseguente spostamento in virtuale della realtà oggettiva, che porta a non vedere le occasioni che si presentano e vanifica le opportunità che ci offre l'esistenza – ovviamente il contrario dell'essere presenti, condizione ideale per essere in grado di sfruttare tutto il potenziale emozionale positivo e la creatività. Le emozioni negative automatiche sono basate anche sull'identificazione e producono di conseguenza frustrazione e sofferenza, innescando una serie di proiezioni esterne e attribuendo il proprio senso di identità a cose o persone che sono esterne al vero e proprio sé.
Questo tipo di approccio esistenziale dovrebbe essere materia di studio per i bambini sin dalla più tenera età. Nella nostra società invece questo aspetto è completamente ignorato, lasciando gli individui nella più completa barbarie emozionale, con un aumento esponenziale della violenza e della rabbia determinato dalla miscela esplosiva composta dai desideri insoddisfatti e dalla repressione.
Troppo disturbi psichici e fisici derivano dal controllo forzato delle proprie emozioni che una volta palesate renderebbero evidente la vera essenza della persona. Voler apparire qualcuno, ovvero mettere una maschera per apparire ciò che non si è, vuol dire reprimere le emozioni autentiche per mostrarne altre che non si provano veramente. È un reprimere le emozioni talmente forte che porta a nasconderle così bene nel nostro inconscio, creando enormi blocchi nella psiche e nella corazza muscolare o, meglio, nel nostro sistema psicofisico. In questo mondo di apparenza e immagine il risultato di questa operazione di controllo è un'insoddisfazione generale nei casi più lievi, malattie e profonde psicosi in quelli più gravi».      

* Sauro Tronconi inizia la sua formazione in India e in Tibet dal 1980, studiando le applicazioni pratiche delle antiche tradizioni indo-tibetane. Attento osservatore degli sviluppi psicoanalitici occidentali, partecipa a diversi corsi di formazione negli Stati Uniti. Si reca poi in Giappone per approfondire le tecniche di guarigione naturale legate all'uso delle energie. Awareness trainer, fondatore dei Centri di Prevenzione Naturale ESPANDE, conduce da molti anni corsi, seminari e stages in Italia e in Europa. Ha sperimentato ed elaborato metodi originali di sintesi, come il “Tibetan Vibration” e il “Self Awareness Growing Process”.      

venerdì 17 giugno 2016

APPREZZIAMO TUTTO DEL MOMENTO PRESENTE, PERCHÉ NON SAPPIAMO COME SARÀ IL DOMANI


Ho ritrovato tra le mie vecchie carte un ritaglio di giornale, anzi di un settimanale: una copia di Oggi di molti anni fa. Non ricordavo neppure di averlo conservato, ma mi ha fatto un piacere enorme ritrovarlo e rileggerlo, e credo che da oggi in poi lo terrò sempre tra le cose più care, da ricercare nei momenti difficili. Ci fa capire quanto sia importante apprezzare il momento presente, vivere pienamente nel “qui e ora”. Troppo spesso ci perdiamo in film mentali che riguardano il nostro passato o il nostro futuro, dimenticando di vivere l'attimo fuggente, dando per scontato che si ripresenterà in un modo o nell'altro, magari domani oppure in seguito. Vi propongo questo breve scritto del bravissimo giornalista Vittorio Buttavafa, deceduto molti anni fa, che molto a lungo ha diretto il settimanale Oggi e ha pubblicato tante cose emozionanti sull'uomo e sull'esistenza, con l'augurio che tutti noi possiamo imparare ad assaporare la vita come la protagonista di questa toccante storia.

Sulla nave, durante la crociera, era la donna più vivace di tutte. Girava dovunque, osservava qualsiasi cosa. Si alzava prestissimo per vedere sorgere il sole; al pomeriggio, seguiva il tramonto attimo per attimo, fin quando il disco rosso naufragava all'orizzonte. Quando scendevamo a terra, impazziva di felicità. Tutto la incantava: il paesaggio, un fiore, l'insegna di un negozio, un gatto, un grembiule colorato di una contadina. Non aveva ancora trent'anni ed era sposata da quattro. Suo marito, che la teneva sottobraccio tutto il giorno, a metà viaggio mi avvicinò da solo, in una saletta della nave. «Mia moglie», disse, «sta riempiendosi gli occhi per dopo, quando non vedrà più». Lo guardai allibito, ma lui continuò: «Tra un anno al massimo sarà cieca. Il medico non le ha dato nessuna speranza. Per questo l'ho portata in crociera: perché veda un pezzo del mondo per l'ultima volta».
Lei entrò in quel momento. Era bella e raggiante come sempre. «Vieni, vieni!», gridò al marito. «Si comincia a vedere da lontano l'isola di Madera. È tutta verde, con il mare blu e il cielo rosa. Che colori meravigliosi!».       

Ecco, dovremmo anche noi guardare le cose e vivere la vita come se fosse per l'ultima volta. Solo così potremmo apprezzare ciò che ci offre giorno per giorno, momento per momento.